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La situazione politica a Berlino non è instabile come quella di Parigi, tuttavia anche il governo di Friedrich Merz si trova a fronteggiare seri problemi di coesione all’interno della maggioranza del Bundestag. Il punto di frizione è proprio il sistema di previdenza sociale, con una specifica riforma delle pensioni che minaccia di rovesciare l’amministrazione prima delle festività natalizie. Un significativo divario si è creato tra i conservatori e i loro partner del partito socialdemocratico, con conflitti interni anche tra i conservatori stessi.
Instabilità del governo tedesco sulle questioni pensionistiche
La resistenza al piano di Merz e del vice-cancelliere Lars Klingbeil è stata organizzata principalmente dalla Junge Union, i giovani membri della CDU. Essi si oppongono in modo particolare a una norma che riguarda le pensioni che saranno erogate dopo il 2031.
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La proposta stabilisce che l’assegno pensionistico non dovrà essere inferiore al 48% del salario medio. Questa misura viene sostenuta dalla sinistra per garantire un reddito adeguato ai pensionati tedeschi, che spesso non bastano a coprire le spese di vita. Tuttavia, i giovani del partito conservatore sostengono che questo onere ricadrà sulle spalle delle nuove generazioni, con un impatto di 120 miliardi di euro sui conti pubblici.
I dissidenti sono 18, più dei 12 necessari per far cadere il governo. Hanno esplicitamente minacciato di non appoggiare questa proposta di legge quando verrà votata a dicembre. I socialdemocratici, attraverso il co-leader e ministro del Lavoro Bärbel Bas, hanno dichiarato che non accetteranno modifiche. Il ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt (CSU), cerca di mediare, sostenendo che si troverà una soluzione.
Merz assediato
Merz è stato sotto pressione fin dal suo insediamento. Non gli sono state perdonate le concessioni fatte agli alleati per ottenere il loro supporto al suo governo. A marzo, il Bundestag ha approvato la riforma del “freno al debito”, che permette al governo federale di andare oltre il limite di deficit dello 0,35% del Pil. Questo ha provocato malcontento nella Junge Union, che ha parlato di tradimento. E ora sono emerse nuove tensioni con la questione delle pensioni, nonostante la Germania spenda già 128 miliardi di euro in più all’anno rispetto ai contributi versati dai lavoratori.
Attualmente, il sistema pensionistico tedesco prevede che lavoratori e datori di lavoro contribuiscano ciascuno con il 9,3% del proprio salario lordo, per un totale del 18,6%. Statali e lavoratori autonomi sono esentati da questo obbligo. Anche su questo fronte il governo ha tentato di intervenire, ma le divisioni interne hanno bloccato ogni tentativo.
Una maggioranza troppo divisa
Il problema principale è che i risultati dell’azione governativa tardano ad arrivare, mentre i cittadini tedeschi assistono a litigi continui all’interno della maggioranza. Le questioni pensionistiche sono solo l’ultimo dei temi delicati che stanno dividendo un paese già confuso dopo la fine dell’era Merkel. Si scopre che i contributi versati dai lavoratori tedeschi stanno diminuendo, mentre i pagamenti aumentano.
Le pensioni in Germania sono solo la punta dell’iceberg
Il tema delle pensioni in Germania sta rivelando problemi a lungo ignorati. Per decenni, Berlino ha richiesto riforme principalmente agli altri paesi europei, trascurando la necessità di aggiustamenti interni. Il successo dell’era Merkel si è basato in gran parte sulla sua inattività su temi sensibili, permettendole di mantenere un ampio consenso per 16 anni. Ora, con l’economia tedesca in stallo, emergono le difficoltà di implementare riforme necessarie ma politicamente impopolari.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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