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Da quando ha assunto l’incarico di cancelliere, Friedrich Merz ha già dovuto confrontarsi con numerose sfide. Le condizioni economiche non stanno migliorando. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) tedesco ha registrato una flessione dello 0,1% nel secondo trimestre, seguendo due trimestri di crescita precedente. Questo mette la Germania a rischio di ricadere in una crisi, dopo averne già affrontate negli ultimi due anni. L’indice manifatturiero, sebbene in ripresa, rimane sotto la soglia di contrazione. Anche il settore servizi è appena risalito sopra i 50 punti, il limite che distingue la contrazione dalla crescita. La produzione industriale non mostra segni di ripresa significativa.
Crisi in Germania, delusione nell’export
Nei primi cinque mesi dell’anno, la bilancia commerciale tedesca ha mostrato un surplus di 88,8 miliardi di euro, diminuito rispetto ai 112,3 miliardi dello stesso periodo del 2024. In sostanza, le esportazioni hanno contribuito al PIL per circa mezzo punto percentuale in meno. Se questa tendenza dovesse continuare per il resto dell’anno, il risultato sarebbe più dell’1% inferiore. Il saldo positivo con gli Stati Uniti è sceso leggermente, da 35,5 miliardi a 34,5 miliardi di dollari. Complessivamente, le esportazioni tedesche sono rimaste stabili a 655 miliardi (+0,2%), mentre le importazioni hanno mostrato un netto aumento.
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Finché la domanda interna non compenserà il calo della domanda estera, la crisi in Germania continuerà a persistere. Non a caso, Merz ha inviato il suo vice, Lars Klingbeil, a Washington per negoziare direttamente con il segretario al Tesoro, Scott Bessent, sui dazi. Berlino sta così agendo indipendentemente dall’Unione Europea, anche a rischio di delegittimare la Commissione, al fine di ottenere condizioni migliori per le proprie esportazioni. La Casa Bianca potrebbe accontentare Berlino per minimizzare il ruolo di Bruxelles e indebolire le istituzioni europee.
Scarso consenso per il governo Merz
Merz è consapevole di avere poco tempo per ottenere risultati apprezzabili dai tedeschi. L’ultimo sondaggio INSA rileva l’impopolarità del suo governo: CDU/CSU al 27% (28,6% alle elezioni di febbraio), SPD al 15% (16,4%), con l’AfD che sale al 25% (dal 20,5%) e la Linke al 10% (8,8%). Anche i Verdi sono in calo all’11% dall’11,61%. Questi dati indicano una mancanza di sostegno solido per Merz tra i cittadini. Il suo governo è stato formato a marzo attraverso un accordo molto criticato a destra con la sinistra socialdemocratica, che prevedeva un aumento del debito federale.
Aumento significativo del debito
Per affrontare la crisi strutturale dell’economia tedesca, il deficit sarà incrementato oltre il 4% fino al 2032. Nei prossimi dieci anni, verranno spesi 1.000 miliardi di euro senza coperture finanziarie per sostenere il riarmo tedesco e gli investimenti in infrastrutture. Questo cambio di politica ha fatto perdere ai Bund tedeschi il loro tradizionale appeal sui mercati. Il tempo sarà un fattore cruciale per il cancelliere. Se i debiti aumentassero senza che il PIL ne beneficiasse a breve termine, le critiche a questa politica si intensificheranno sia nell’opinione pubblica che tra i partiti al Bundestag. Rilanciare le esportazioni in un contesto di guerra sui dazi e valutaria sembra complicato. Stimolare la domanda interna senza un piano preciso rischia solo di peggiorare ulteriormente i conti pubblici.
Due aspetti sono particolarmente problematici per il governo. Il riarmo ha un impatto limitato sul PIL, dato che ha un basso moltiplicatore economico. In pratica, se spendi 1 euro in carri armati, è improbabile che l’economia tedesca cresca di molto più di 1 euro. Questo è particolarmente vero se parte di questi fondi viene spesa per importazioni dagli Stati Uniti, come previsto dall’accordo preso dall’UE con l’amministrazione Trump. Inoltre, la burocrazia ritarda i tempi necessari per realizzare gli investimenti, un problema ben noto anche in Italia.
La crisi in Germania causa instabilità politica
La crisi economica in Germania sta portando a una significativa instabilità politica, mascherata nei mesi recenti dalla formazione del nuovo governo, apparentemente più stabile del precedente. Se i partiti di sostegno non riusciranno a recuperare consensi, e anzi continueranno a perdere terreno, potrebbe segnare la fine. I problemi accumulati dopo decenni di stallo stanno emergendo. L’economista Martin Werding ha lodato il ministro del Lavoro, Katharina Reiche (CDU), per la sua proposta di posticipare l’età pensionabile. Attualmente fissata a 67 anni per entrambi i sessi, dovrebbe essere aumentata di sei mesi ogni decennio fino a raggiungere i 69 anni nel 2070. Suggerisce anche di incrementare dal 3,6% al 5-7% la penalizzazione per chi va in pensione anticipatamente. Le riforme un tempo richieste dai tedeschi ai paesi del Sud Europa durante la crisi dei debiti sono ora tornate come un boomerang.
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