Rischio Politico Tedesco Ignorato: Mercati Finanziari in Pericolo?

Cresce il rischio politico in Germania mentre i mercati finanziari sembrano troppo compiacenti e distaccati dalla realtà.

Un tempo esisteva ciò che veniva definito la Grande Coalizione (“Grosse Koalition”) in Germania, così chiamata perché rappresentava la vasta maggioranza degli elettori del paese. Tuttavia, dai risultati delle elezioni federali di febbraio, questo non è più il caso. I conservatori e i socialdemocratici hanno totalizzato solo il 45% dei voti, meno della metà. Secondo recenti sondaggi, la situazione è ulteriormente deteriorata, con questi due blocchi politici che ora rappresentano solo il 37% degli elettori tedeschi. Questi dati indicano un elevato rischio politico che la Germania sta affrontando in questi mesi, un rischio che i mercati finanziari stanno minimizzando o quasi ignorando completamente.

Un governo Merz debole e conflittuale

Nonostante le elezioni, il Dax 30 ha registrato un aumento del 9%. Il cancelliere Friedrich Merz, ancor prima di assumere ufficialmente l’incarico, ha promesso una svolta radicale nella politica economica di Berlino, ponendo fine all’austerità per favorire gli investimenti in difesa e infrastrutture. Questa politica prevede un aumento del deficit di circa 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, reso possibile da una riforma costituzionale relativa al limite di debito. Tuttavia, gli economisti nazionali rimangono molto scettici riguardo all’impatto che queste misure avranno sull’economia interna.

Per ora, i benefici annunciati non si sono materializzati, in quanto le promesse non si sono ancora tradotte in azioni concrete. L’attuale governo non è meno divisivo del suo predecessore. La popolarità di Merz, già non elevata, sta precipitando. L’industria è in recessione, il PIL stenta a riprendersi, e i dazi americani stanno complicando ulteriormente le esportazioni. Anche le bollette elettriche rimangono tra le più elevate in Europa, ora che i rifornimenti di gas russo a basso costo sono cessati. I sondaggi rivelano un dato allarmante: gli euroscettici dell’AfD, accusati di neonazismo, sono ora al primo posto con il 26% dei consensi. I conservatori della CDU/CSU sono scesi al 24% dal 29% ottenuto alle elezioni, mentre gli alleati dello SPD sono al 13%, seguiti da vicino dai Verdi e da Linke, entrambi all’11%.

I Bund non sono più inattaccabili

Quando parliamo di rischio politico, ci riferiamo proprio a questi dati. Il governo deve cercare di recuperare il consenso velocemente, prima di perdere completamente la fiducia dei cittadini tedeschi e di consegnare le prossime elezioni all’AfD. Man mano che la crisi dei due partiti principali si aggrava, ciascuno cerca di affermare una politica più identitaria per recuperare voti. Le politiche di Merz e del suo vice Lars Klingbeil non sono in grande sintonia. I rendimenti dei titoli tedeschi sono aumentati notevolmente negli ultimi mesi, riflettendo un incremento del debito e delle incertezze macroeconomiche. Attualmente, i tedeschi stanno pagando di più per gestire il loro crescente indebitamento.

Il 43% dei tedeschi ritiene che la Grande Coalizione non arriverà a fine mandato. Quali sarebbero le conseguenze sui mercati se questa previsione si avverasse? Abbiamo sempre considerato i Bund come “beni rifugio” nei momenti di crisi. Tuttavia, questa caratteristica sta venendo meno a causa delle politiche adottate da Merz, e il rischio politico contribuisce ulteriormente a indebolire i titoli di stato tedeschi.

Il rischio politico in Germania

Se lo spread tra i BTp e i Bund decennali è sceso ai minimi dal 2010, sotto gli 80 punti base, ciò è dovuto al fatto che gli investitori hanno iniziato a riconoscere la fine dell’eccezione tedesca. Il rischio politico, fino a qualche anno fa, pesava più su Roma che altrove, a causa dell’instabilità cronica dei suoi governi. Ora, con il caos a Parigi e la Germania in balia di governi deboli e privi di programmi e prospettive credibili, perché continuare a stigmatizzare l’Italia, che è diventata paradossalmente la più stabile tra le principali economie europee?

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