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Nonostante le apparenze, la cosiddetta Grande Coalizione non è poi così numerosa e ha recentemente beneficiato di un supporto inaspettato da parte dei giudici della Corte Costituzionale della Germania. Questi ultimi hanno pronunciato un verdetto riguardante il “Soli” (Solidaritätszuschlag), un’imposta di solidarietà introdotta nel 1991 dall’allora Cancelliere dell’Unione Cristiano-Democratica Helmut Kohl per finanziare la ricostruzione nella Germania orientale dopo il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione del paese. Originariamente prevista per terminare nel 1999, questa tassa persiste ancora oggi, sebbene dal 2020 non sia più dedicata unicamente ai Laender orientali, ma a tutti quelli che necessitano di supporto.
Un dono giudiziario a Merz
Nel 2020, sei parlamentari liberali hanno impugnato la legittimità della “Soli” rivolgendosi alla Corte Costituzionale.
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La Corte ha impiegato cinque anni per esaminare il caso e, curiosamente, ha emesso la sua decisione nel pieno delle trattative per la formazione della nuova Grande Coalizione tra i conservatori e i socialdemocratici. Il ricorso è stato respinto, stabilendo che la tassa aggiuntiva è conforme alla legge. Il governo uscente di Olaf Scholz ha ridotto l’applicazione di questa imposta al 90% dei contribuenti, mantenendola per il restante 10% più abbiente. L’aliquota del 5,5% si applica a tutti i tipi di reddito, sia familiare che aziendale e finanziario.
Un cittadino tedesco che guadagna oltre 90.000 euro è soggetto a questa tassa. Imprenditori e commercianti ne richiedono l’abolizione, sostenendo che non vi sia più motivo di mantenerla oltre 35 anni dopo la riunificazione. Friedrich Merz, leader della CDU/CSU e vincitore delle recenti elezioni, aveva promesso di eliminarla. Questo argomento è stato centrale nelle discussioni con i socialdemocratici per la formazione del nuovo governo, ma l’SPD ha espresso una posizione contraria, accogliendo con favore il verdetto della Corte.
La decisione sembra avere agevolato entrambi i partiti, eliminando un potenziale punto di attrito che avrebbe potuto impattare negativamente sul bilancio federale.
Conservatori già critici nei confronti di Merz
Di fatto, questa imposta genera annualmente per lo stato entrate pari a 13 miliardi di euro. Vi era anche il pericolo che la Corte ordinasse al governo di restituire gli introiti degli ultimi cinque anni, stimati in 68 miliardi. Pertanto, la sentenza facilita la formazione del governo da parte di Merz, ma allo stesso tempo aggrava un problema già presente tra i ranghi conservatori, dove si registra una crescente insoddisfazione. Non solo tra gli elettori, ma anche tra i membri del partito e i deputati. Dopo la riforma costituzionale del “freno al debito”, si sentono come se avessero concesso troppo ai loro avversari. Saranno ritenuti responsabili per un aumento del debito statale di 1.000 miliardi di euro in dieci anni.
In cambio, non hanno ricevuto alcuna contropartita significativa. I socialdemocratici, forti del loro numero che permette a Merz di aspirare al ruolo di Cancelliere, hanno respinto proposte conservative riguardanti la politica migratoria e i tagli ai servizi sociali. Di conseguenza, il prossimo governo potrebbe trovarsi guidato da un conservatore, ma paralizzato dalle politiche di sinistra e incapace di mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale.
Le indagini di opinione penalizzano la nuova maggioranza
I sondaggi riflettono l’insoddisfazione popolare. I due partiti della Grande Coalizione hanno visto un calo nel sostegno post-elettorale, con benefici per AfD da un lato e Linke dall’altro. La nuova maggioranza inizierebbe con solo il 42% dei consensi e una maggioranza assoluta di seggi al Bundestag appena sufficiente. Si prospettano quindi altri quattro anni di difficoltà politiche. I giudici costituzionali hanno permesso alle due parti di guadagnare tempo senza dover affrontare il problema delle entrate mancanti dalla “Soli”. La riforma costituzionale è stata approvata di recente dall’ormai vecchio Bundestag, convocato d’urgenza per decidere sull’allentamento delle norme fiscali.
La Grande Coalizione nasce già in difficoltà
Era chiaro a tutti che non vi era una reale urgenza. Il nuovo Bundestag, eletto a febbraio, non sarebbe stato in grado di approvare la riforma con i due terzi dei voti necessari, a causa del progresso dei partiti considerati anti-sistema. La Grande Coalizione ha quindi dovuto manipolare le regole del gioco per avere la possibilità di negoziare l’uso di 1.000 miliardi di euro in deficit. Nessuno sembra aver sollevato obiezioni in termini di rispetto della Costituzione. A Berlino, tutti sono consapevoli che, dopo le elezioni, la stabilità del prossimo governo è molto fragile. Un eventuale fallimento potrebbe aprire le porte della Cancelleria all’AfD, un partito euroscettico che gli avversari accusano di avere simpatie naziste.
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