Carenza di manodopera in Svizzera: ecco dove la situazione è più critica

Nonostante segnali di attenuazione rispetto all’anno precedente, la penuria di manodopera in Svizzera resta un tema centrale per l’equilibrio economico nazionale. Il 2024 segna un rallentamento rispetto al picco post-pandemico del 2023, ma le tensioni nel mercato del lavoro persistono in diversi comparti strategici, con un impatto non trascurabile sulla produttività e sulla qualità dei servizi.

Una tensione attenuata, ma ancora presente

L’indice complessivo di carenza di personale ha registrato nel 2024 una contrazione del 18% rispetto all’anno precedente. La dinamica è legata a due fattori principali: una diminuzione del 7% delle offerte di lavoro e un aumento del tasso di disoccupazione, passato dal 2,0% al 2,4%.

Si tratta tuttavia di un rientro solo parziale delle tensioni, che restano superiori ai livelli osservati prima del 2020. In particolare, la pressione strutturale su alcuni settori ad alta intensità di lavoro e competenze tecniche permane, segnalando un disallineamento persistente tra domanda e offerta.

I settori della sanità e delle costruzioni sotto pressione

Tra i comparti maggiormente esposti alla carenza di personale, la sanità continua a essere in prima linea. Sebbene si osservi un miglioramento rispetto al 2023, l’offerta non riesce ancora a soddisfare una domanda crescente, aggravata dall’invecchiamento demografico e dall’aumento delle esigenze assistenziali.

Parallelamente, il settore delle costruzioni soffre per la mancanza di figure professionali specializzate: capicantiere, elettricisti, muratori e operatori tecnici sono sempre più difficili da reperire. La ripresa dell’attività edilizia, spinta da progetti infrastrutturali e residenziali, ha accentuato lo squilibrio.

In controtendenza, il comparto dell’informatica, fortemente penalizzato nel 2023, è sceso al settimo posto tra i settori più colpiti. L’adozione massiva di intelligenza artificiale e automazione ha portato a un aumento della produttività stimato fino al 30%, riducendo in parte la pressione sulle assunzioni.

Disparità regionali e vulnerabilità di alcuni mestieri artigianali

A livello territoriale, la situazione resta eterogenea. In Svizzera tedesca, l’indice di carenza è diminuito del 19%, grazie a un mercato più flessibile e una maggiore mobilità interna. In Romandia e nel Ticino, il calo è stato più contenuto (-15%), accompagnato però da un aumento significativo del numero di disoccupati: +11% in Ticino, +14% in Svizzera francese.

Particolare attenzione merita il settore dell’artigianato di alta gamma, come l’orologeria, che subisce forti pressioni in cantoni come Vaud, Ginevra, Vallese e Ticino. La flessione della domanda globale e la contrazione delle esportazioni stanno mettendo a rischio competenze storiche e linee produttive altamente specializzate.

Il settore della sicurezza in difficoltà

Tra i comparti in peggioramento figura quello dei servizi di sicurezza, con ruoli come guardie notturne, agenti di polizia e guide turistiche sempre più difficili da coprire. La crescente attenzione alla sicurezza internazionale – acuita da conflitti geopolitici e timori legati a minacce terroristiche – ha fatto lievitare la domanda in tempi brevi, senza che il sistema formativo o di reclutamento fosse in grado di reagire con la stessa rapidità.

Uno scenario in evoluzione che richiede risposte mirate

Il mercato del lavoro elvetico, pur in parziale riequilibrio, evidenzia fragilità sistemiche. Non si tratta solo di scarsità di manodopera, ma anche della difficoltà nel rispondere ai mutamenti delle competenze richieste, alla pressione tecnologica e alle evoluzioni globali.

I settori più esposti – sanità, edilizia, sicurezza e artigianato di precisione – necessitano di interventi strutturali: politiche attive per la formazione continua, incentivi mirati all’assunzione e strategie per attrarre lavoratori qualificati dall’estero, senza trascurare gli investimenti nella transizione digitale.

Il 2024 si profila così come un anno di consolidamento e riprogettazione. Per garantire stabilità occupazionale e competitività economica, sarà essenziale affrontare le carenze di oggi con soluzioni di lungo periodo, capaci di anticipare i bisogni del lavoro di domani.

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