Takaichi e voto anticipato scuotono il Giappone: impatti sui mercati e politica economica!

Il “Takaichi trade” riprende vigore sui mercati a seguito di speculazioni su un possibile voto anticipato in Giappone. L’indice della Borsa di Tokyo schizza in alto, mentre yen e obbligazioni scendono.

La Borsa di Tokyo raggiunge nuovi massimi storici, con l’indice Nikkei-225 che chiude la sessione con un incremento superiore al 3%. Lo yen registra una debolezza, scambiando contro il dollaro ai livelli più bassi degli ultimi due estati. Anche i tassi dei titoli di stato giapponesi vedono un’ulteriore impennata, con il bond decennale che tocca il 2,17% e quello trentennale il 3,485%. Si assiste alla rinascita del “Takaichi trade”, così chiamato dal nome dell’attuale primo ministro, in carica da soli due mesi e che sta considerando elezioni anticipate per l’inizio o metà febbraio con l’obiettivo di riconquistare la maggioranza nelle due camere, persa dal suo predecessore Shigeru Ishiba in soli nove mesi.

Il “Takaichi trade” e le prospettive di politica economica

Le oscillazioni di mercato si spiegano con l’attesa di una politica fiscale ancor più espansiva. Sanae Takaichi, la prima donna a ricoprire il ruolo di primo ministro nella storia del Giappone, ha lanciato un pacchetto da 21.300 miliardi di yen (circa 115 miliardi di euro) per supportare l’economia e combattere l’inflazione. Nonostante un debito pubblico che ha superato il 250% del PIL, il primo ministro prevede di introdurre ulteriori stimoli e auspica che la Banca del Giappone mantenga i tassi di interesse bassi o addirittura li riduca. Tuttavia, il governatore Kazuo Ueda ha dovuto aumentarli allo 0,75% a dicembre per contrastare un’inflazione ancora elevata (2,9% a novembre).

Il yen ha perso il 35% del suo valore rispetto al dollaro negli ultimi cinque anni.

Mentre i tassi di interesse sono aumentati nel resto del mondo, a Tokyo sono rimasti relativamente stabili e si sono mossi leggermente solo di recente, uscendo appena dal territorio negativo. Il “Takaichi trade” anticipa un aumento dei rendimenti a causa delle previste maggiori emissioni di bond sovrani e delle aspettative di inflazione più elevate legate agli stimoli fiscali. Contemporaneamente, la borsa festeggia in previsione di maggiori profitti aziendali dovuti agli effetti positivi di questa politica economica sui consumi.

Il rischio di una spirale inflazionistica

Il deprezzamento dello yen è probabile, dato che è plausibile che la Banca del Giappone sia costretta a mantenere i tassi fermi. Questo non tanto per influenze politiche, quanto per la necessità di preservare la stabilità finanziaria interna. Un debito in aumento con tassi crescenti diventerebbe insostenibile, soprattutto a questi livelli. Tuttavia, un yen più debole potrebbe alimentare una spirale inflazionistica negativa per le famiglie, che si troverebbero a pagare di più per le merci importate.

Negli ultimi trent’anni, fino a novembre scorso, i prezzi al consumo in Giappone sono aumentati solo del 12% contro quasi l’80% in Italia. Questo potrebbe indicare una maggiore tolleranza dei giapponesi verso l’inflazione per un periodo limitato, avendo beneficiato per decenni di prezzi quasi invariati. D’altro canto, essendo poco abituati agli aumenti, il malcontento potrebbe crescere più rapidamente di quanto si pensi.

Questo è già successo negli ultimi anni e ne ha risentito il partito conservatore, al governo quasi senza interruzioni dal 1945, i cui consensi sono crollati.

Attenzione ai rendimenti sovrani

L’aumento dei rendimenti a lungo termine sta già influenzando il mercato obbligazionario globale. Questo si verifica in un contesto di crescita generale del debito sovrano, e contribuisce al rimpatrio di capitali in Giappone, riducendo la domanda altrove. Con risorse finanziarie estremamente elevate investite all’estero, Tokyo può utilizzarle per finanziare l’eccesso di spesa e nel contempo cercare di arrestare la caduta del cambio. Ma questo potrebbe portare a costi di indebitamento più elevati, rischiando di scatenare una crisi fiscale nella quarta economia mondiale con effetti devastanti sui mercati finanziari internazionali.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

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