Tassi al 10% sulle carte di credito: Trump impone limite storico!

La proposta di Trump: limitare il tasso sulle carte di credito al 10%

Se pensate che gli interessi sulle carte di credito siano eccessivi, il presidente Donald Trump ha una soluzione: stabilire un tasso massimo del 10% negli Stati Uniti. Questa iniziativa, se fosse ratificata, potrebbe rivoluzionare il settore del credito americano. Non sorprende quindi che le banche statunitensi abbiano espresso preoccupazioni alla Casa Bianca, temendo di dover ridurre i prestiti concessi alle famiglie.

Una nuova politica per i tassi di interesse sulle carte?

Da tempo, il magnate e presidente ha espresso il desiderio di ridurre i costi di prestiti e mutui. Già durante il suo primo mandato (2017-2021), Trump aveva difeso l’importanza di mantenere bassi i tassi di interesse per supportare l’economia. In quella occasione, minacciò apertamente di licenziare Jerome Powell, da lui stesso nominato governatore della Federal Reserve, se avesse continuato ad aumentare i tassi. A quattro mesi dalla conclusione del suo secondo mandato, la tensione tra Trump e Powell è palpabile, aggravata dall’indagine penale avviata contro il presidente e dalla sua veemente reazione.

Al termine del terzo trimestre del 2025, i prestiti erogati tramite carte di credito negli USA hanno raggiunto il nuovo record di 1.233 miliardi di dollari. L’esposizione media era di 7.886 dollari, con oscillazioni tra i 4.887 dollari nel Mississippi e i 9.778 dollari nel Connecticut. Il tasso medio applicato nel quarto trimestre era del 20,97%, con il 22,30% sulle carte esistenti e il 23,79% su quelle di nuova emissione.

Diminuzione dei crediti a rischio

Secondo le stime di SoFi, il tasso medio di una carta di credito negli USA era del 17,69% per i clienti più affidabili e del 35,99% per quelli considerati a rischio.

Sebbene questi numeri possano sembrare allarmanti, il tasso di inadempienza al 30 settembre era solo del 2,98%, indicando coloro che non avevano saldato i debiti dopo 30 giorni. Si tratta di un calo costante dall’inizio del 2024 e molto inferiore ai picchi del 2009, quando, a seguito della crisi dei mutui subprime, quasi sfiorò il 7%. Prima della pandemia, questo tasso si attestava intorno al 2,5%.

L’impatto del carovita

Perché ben 156 milioni di americani sono indebitati con le loro carte di credito? Bank of America ha recentemente rilevato che circa un quarto delle famiglie negli USA vive “paycheck to paycheck”, spendendo l’intero stipendio e aspettando il prossimo pagamento. Secondo ADP, questa situazione riguarderebbe il 57% dell’intera forza lavoro. Questo comportamento di spesa è in parte culturale; tuttavia, il carovita ha reso la situazione insostenibile per molte famiglie, con poco o nulla del salario medio che rimane dopo il pagamento di mutui e affitti.

Risparmi personali in calo

I dati sui risparmi personali, scesi al 4% del reddito disponibile a settembre, confermano questa tendenza. Questi livelli, escluso il periodo della crisi pandemica, sono stati osservati solo prima e durante la crisi del 2008 e alla fine degli anni Novanta. Prima della pandemia, il tasso di risparmio medio era superiore al 6%, e negli anni Ottanta era spesso in doppia cifra.

Rischio per il mercato del credito

Imporre un tasso del 10% su una carta di credito potrebbe sembrare una soluzione efficace, ma in realtà potrebbe aggravare il problema. I tassi riflettono le condizioni monetarie del mercato e la valutazione del rischio da parte delle banche. Un limite legale potrebbe semplicemente ridurre l’offerta di prestiti, poiché il rischio non verrebbe più compensato adeguatamente, portando le banche a ritirarsi dal mercato.

Un tetto sui tassi non è la soluzione

Se alcune banche decidessero di rimanere attive, probabilmente ricalibrerebbero i costi sui servizi restanti offerti ai clienti. È il mercato a regolare i prezzi e il tasso di interesse è il prezzo del denaro. Immaginate un agricoltore a cui viene proibito di vendere i pomodori a più di 10 centesimi al kg. Le sue opzioni sarebbero rivolgersi al mercato nero o smettere di coltivare i pomodori. Sostituendo i pomodori con le carte di credito e l’agricoltore con le banche, il risultato sarebbe lo stesso. E gli USA, con un PIL per il 70% composto da consumi, guidati a loro volta dal credito, non possono permetterselo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

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