Oro: Boom in Svizzera, ma a caro prezzo con dazi al 39%!

La Svizzera accelera le trattative con gli USA di Trump per ridurre i dazi del 39% recentemente annunciati. La questione riguarda l’oro.

Dopo l’annuncio da parte dell’amministrazione Trump di imporre dazi del 39% sulle importazioni provenienti dalla Svizzera a partire da questa settimana, si sono intensificate le trattative tra i due paesi. Tale decisione ha indotto la presidente svizzera Karin Keller-Sutter a contattare immediatamente la Casa Bianca, tuttavia il dialogo non ha portato a risultati concreti, descrivendo un’atmosfera piuttosto tesa. La pressione politica cresce per avanzare ulteriormente nelle negoziazioni, dato che l’economia svizzera potrebbe subire gravi ripercussioni.

Esportazioni svizzere verso gli USA in aumento

Nel 2024, la Svizzera ha registrato un saldo commerciale positivo di 38,3 miliardi di dollari nei confronti degli Stati Uniti, che nei primi cinque mesi di quest’anno è salito a 47,9 miliardi. Questa escalation ha irritato il presidente Donald Trump, il quale ha visto un’ulteriore crescita dello squilibrio commerciale a svantaggio dell’economia americana.

La situazione è però più complessa di quanto appaia. La Svizzera è un centro nevralgico per il commercio di oro a livello globale. Importa oro da diverse parti del mondo, lo raffina e lo rivende. Nei primi tre mesi dell’anno, le esportazioni svizzere di oro verso gli USA hanno raggiunto i 36 miliardi di dollari, rappresentando più della metà del totale delle esportazioni. E qui entra in gioco la questione dei dazi. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, si è verificato un significativo movimento di lingotti dalla Banca d’Inghilterra, principalmente perché le quotazioni dell’oro a New York erano superiori a quelle del London Bullion Market, offrendo opportunità di arbitraggio.

La Svizzera, crocevia mondiale dell’oro

Inoltre, gli investitori temevano che Trump avrebbe esteso i dazi anche all’oro, motivo per cui hanno anticipato le esportazioni di grandi quantitativi di questo metallo.

Nonostante l’oro sia stato escluso dalla guerra commerciale, è interessante notare che tutto l’oro esportato ha fatto tappa in Svizzera. Ciò è dovuto al fatto che i lingotti depositati presso la Banca d’Inghilterra sono da 400 once ciascuno, mentre a New York vengono commercializzati lingotti da 100 once. In Svizzera, i lingotti vengono ridimensionati per poter essere negoziati successivamente negli USA.

Sembra un paradosso, ma la Svizzera potrebbe dover pagare dazi del 39% per aver beneficiato di un trend scatenato proprio dalla paura dei dazi stessi. Il governo svizzero sta negoziando, tra le altre cose, la promessa di acquistare gas americano, una mossa simile a quella già adottata dall’Unione Europea. Nel suo primo mandato, Trump aveva accusato la Svizzera di manipolare il franco svizzero per favorire la propria economia, un’accusa sempre respinta dalla confederazione. Ora, l’introduzione di nuovi tassi negativi da parte della Banca Nazionale Svizzera per contrastare la bassa inflazione potrebbe risultare più complicata.

I dazi rappresentano una seria minaccia per l’economia svizzera

Senza un accordo, e se i dazi del 39% diventassero realtà, la possibilità di ricorrere nuovamente ai tassi negativi diventerebbe più probabile.

Un rallentamento dell’economia svizzera potrebbe spingere l’istituto a allentare ulteriormente la politica monetaria, anticipando un periodo di deflazione. Per questo motivo, il valore del franco svizzero è diminuito rispetto al dollaro da ieri, e similmente rispetto all’euro, seguendo l’annuncio di Washington. È importante ricordare che le esportazioni hanno rappresentato il 47,5% del PIL svizzero nel 2024, con un saldo commerciale totale del 8,4%.

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