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Oggi, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha scelto di mantenere i tassi di interesse al livello zero. Questa decisione arriva dopo un periodo di diciotto mesi di politica monetaria allentata. Nonostante l’inflazione in Svizzera sia attualmente allo 0,2% secondo l’ultimo rilevamento di agosto, la banca ha deciso di non modificare i tassi. Il prossimo incontro dell’istituto è previsto per dicembre, seguendo il ritmo trimestrale delle riunioni. La notizia non ha provocato variazioni significative nel valore del franco svizzero, essendo l’esito largamente anticipato dai mercati finanziari.
Valore record del franco svizzero
Il valore del franco svizzero rispetto all’euro si attesta intorno a 0,93, vicino ai massimi storici. Rispetto al dollaro, il cambio è a 0,80, non lontano dal picco di 0,77 raggiunto nel 2011. Questo solleva interrogativi su un’eventuale sopravvalutazione della moneta e sul perché la BNS non abbia mostrato interesse a intervenire. Nel comunicato ufficiale, non si fa menzione del termine “overvalued” che era frequente in passato.
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Le previsioni di crescita per il 2026 sono fissate a solo l’1%, un dato che potrebbe indicare un’ulteriore riduzione dell’inflazione, già risultata negativa lo scorso maggio.
Il fattore Trump
La cautela della BNS può essere attribuita alle azioni di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha imposto dazi elevati sulle importazioni dalla Svizzera: 39%, rispetto al 15% per l’Eurozona e al 10% per il Regno Unito. La Casa Bianca ha accusato la Svizzera di manipolare il cambio a vantaggio della propria economia, rendendo di fatto il franco svizzero “sottovalutato”.
Ma come stabilire chi ha ragione? Il Big Mac Index potrebbe fornire una prospettiva, benché con cautela.
A luglio, il cambio del franco svizzero contro il dollaro era valutato il 49,6% più forte del necessario, suggerendo una forte “sopravvalutazione”, il più alto al mondo. Se fosse vero, la BNS dovrebbe tagliare i tassi per stimolare le esportazioni, essenziali per la crescita del PIL.
Variabilità del cambio e inflazione
La situazione è più complessa di quanto sembri. Dal primo lockdown in Italia, il franco svizzero si è apprezzato del 14% contro l’euro e del 17,5% contro il dollaro, in un periodo di cinque anni e mezzo. Un metodo per valutare se questi movimenti siano giustificati dal punto di vista macroeconomico include il monitoraggio dei tassi di inflazione. In Svizzera, i prezzi al consumo sono aumentati solo del 6,8% da marzo 2020, contro il 23% nell’Eurozona e il 25,5% negli USA.
Normalmente, i tassi di cambio dovrebbero riflettere i differenziali di inflazione. Quindi, il franco svizzero avrebbe dovuto apprezzarsi del 16% rispetto all’euro e quasi del 19% rispetto al dollaro. In realtà, l’apprezzamento è stato leggermente inferiore contro queste valute, suggerendo che non sia sopravvalutato, anche se si è avvicinato ai massimi storici.
Questo ragionamento, tuttavia, può essere considerato arbitrario.
Dipende dal punto di partenza dell’analisi. Sarebbe corretto se il cambio del franco svizzero a marzo 2020 fosse stato equo, o “fair”. Ma secondo il Big Mac Index, era già considerato significativamente sopravvalutato anche allora. Possiamo affermare, con quasi certezza, che nel frattempo non ha aumentato la sua sopravvalutazione.
Il franco svizzero come rifugio sicuro
Il franco svizzero funge da “safe asset”. Attira capitali da tutto il mondo in cerca di sicurezza, specialmente nelle fasi di incertezza. L’elevata domanda di asset finanziari spinge in alto il cambio. Nel decennio scorso, la BNS aveva imposto un cambio minimo contro l’euro per proteggere le esportazioni e difendersi dalla minaccia deflazionistica. Tuttavia, il “super” franco si è dimostrato utile negli ultimi anni per contenere il rischio opposto, l’inflazione, che ha raggiunto un picco del 3,5% nell’agosto 2022, molto meno rispetto all’Eurozona. Questo spiega in parte la nuova posizione della BNS, che ora evita tassi negativi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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