Terrazzo chiuso illegalmente? Attenzione alle sanzioni per abuso edilizio!

Esaminiamo insieme le conclusioni di una recente decisione del TAR riguardo ai limiti delle opere pertinenziali.

La trasformazione di un terrazzo, persino utilizzando materiali leggeri come il legno e il vetro, può portare a un incremento di volume e necessita sempre di una licenza edilizia. Attraverso la sentenza n. 21651/2024, il TAR del Lazio delinea i confini delle opere pertinenziali e sostiene la demolizione in caso di infrazioni.


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Una sentenza esemplare

La trasformazione di un terrazzo, anche se effettuata con materiali leggeri come legno, vetro o membrane impermeabilizzanti, può essere considerata un abuso edilizio se non supportata dalle necessarie autorizzazioni. Il Tar Lazio, con la sentenza n. 21651/2024, ha rigettato l’appello di un cittadino romano che aveva convertito il terrazzo di pertinenza del suo appartamento in un salotto coperto.

La sentenza di demolizione, emessa dall’Ufficio tecnico del Comune di Roma, è stata ratificata dai giudici amministrativi che hanno sottolineato la natura dell’intervento: un’espansione volumetrica che altera la destinazione d’uso e incide sul territorio.

Distinguere tra pertinenza e ampliamento

Il fulcro della decisione si concentra sulla differenziazione tra opere pertinenziali e nuove costruzioni. Secondo il TAR, la trasformazione del terrazzo con una struttura in legno, membrana impermeabilizzante, tegole e vetrate, non appartiene alle opere accessorie di modesta entità.

I magistrati hanno enfatizzato che la nuova costruzione, integrata all’appartamento e utilizzata come superficie abitabile, rappresenta un ampliamento indipendente. Le opere pertinenziali, precisano, devono essere indispensabili all’opera principale e di dimensioni ridotte, come piccoli vani tecnici. Non è il caso di interventi che portano a un aumento della superficie utilizzabile, trasformando il territorio in modo permanente.

Occhio anche alla trasformazione dei balconi

La stessa considerazione vale per la trasformazione di un balcone con travi in legno e pannelli in PVC, che, configurandosi come una modifica edilizia, richiede il permesso di costruire.

Lo ha determinato il Tar Lazio con la sentenza n. 13771/2024 del 8 luglio, confermando un’ordinanza di demolizione per una struttura che, integrando travi in legno e pannelli in PVC scorrevoli, chiudeva completamente lo spazio tra il solaio del balcone, il tetto inclinato e i pilastri.


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I giudici hanno chiarito che tale modifica non può essere classificata come una semplice copertura o un’opera pertinenziale, poiché la completa chiusura del balcone crea un nuovo volume e modifica la forma dell’edificio, trasformando uno spazio accessorio aperto in uno chiuso e autonomamente utilizzabile.

La decisione si rifà al principio giurisprudenziale secondo cui la creazione di una veranda che produce un ambiente comparabile a quello interno dell’abitazione necessita di una licenza edilizia specifica, a prescindere dalle caratteristiche termiche o acustiche dello spazio creato. L’assenza del permesso comporta un abuso edilizio, con conseguente obbligo di demolizione dell’opera.

La decisione del TAR è stata confermata dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6627 del 23 luglio 2024, che ha stabilito che la completa chiusura di un balcone, anche con infissi e finestre, implica un aumento volumetrico soggetto a permesso di costruire.

La trasformazione di uno spazio aperto in un ambiente chiuso genera un aumento della superficie utile e modifica la sagoma e il profilo dell’edificio, con un conseguente aggravio del carico urbanistico. Tale intervento, rientrando nella ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. n. 380/2001, non può essere considerato edilizia libera.

L’importanza della licenza edilizia

Le sentenze esaminate ribadiscono un principio essenziale: qualsiasi intervento che comporti un aumento di volumetria, anche minimo, richiede una specifica licenza edilizia. Nel caso di specie, il ricorrente aveva cercato di giustificare l’opera appellandosi alla pendenza di un’istanza di condono, senza successo.

Per i magistrati, l’assenza della licenza rende l’intervento abusivo, giustificando l’ordine di demolizione. La decisione si inserisce in un contesto normativo che mira a proteggere il territorio e prevenire trasformazioni edilizie irregolari, rafforzando l’attenzione sull’importanza di rispettare le normative urbanistiche.

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