Riserve Auree di Bankitalia: Scopri Come Sono Gestite nel Nome degli Italiani!

Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, ha avanzato una proposta di emendamento concernente le riserve d’oro nella legge di Bilancio.

In mezzo ai vari emendamenti proposti recentemente in Parlamento relativi alla legge di Bilancio, uno in particolare ha catturato l’interesse sia della stampa che delle istituzioni finanziarie. L’autore dell’emendamento è Lucio Malan, leader di Fratelli d’Italia al Senato, che ha inserito una frase chiave:

Le riserve auree che sono sotto la gestione e la custodia della Banca d’Italia sono di proprietà dello Stato italiano, rappresentando il popolo italiano.

L’accumulo di oro nel dopoguerra

Sebbene possa sembrare una dichiarazione innocua, questa proposta di emendamento potrebbe generare ampie discussioni se venisse approvata. La Banca d’Italia possiede riserve d’oro ammontanti a 2.452 tonnellate, la maggior parte delle quali è stata accumulata subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Ma come è riuscita la Banca d’Italia a accumulare tanto oro nei suoi caveau? Questo è il risultato di una strategia decennale riguardante l’uso delle riserve valutarie.

Il processo è spiegabile in termini semplici. Un’economia interagisce con altre economie globali importando ed esportando beni e servizi, attirando investimenti dall’estero e investendo al di fuori dei propri confini. La differenza tra i flussi in entrata e in uscita costituisce il saldo della bilancia delle partite correnti. Un saldo attivo indica che un’economia ha esportato più di quanto ha importato, generando un afflusso netto di valuta estera. La banca centrale utilizza questi fondi sia per investirli che per minimizzare i rischi.

Dopo il conflitto, la Banca d’Italia ha convertito i surplus commerciali e finanziari del paese in oro. Fino al 1971, l’oro era la base per l’emissione della moneta. Successivamente, pur avendo perso questa funzione, l’oro è rimasto un bene rifugio apprezzato per la sua stabilità. Così l’Italia è divenuta proprietaria di 2.452 tonnellate di oro, il terzo maggiore deposito al mondo dopo quello degli Stati Uniti e della Germania.

Di chi è l’oro?

Circa il 56% delle nostre riserve d’oro è custodito all’estero, principalmente a Fort Knox negli USA. La questione sollevata da Malan è chiara: quest’oro, che al valore attuale si stima valga quasi 275 miliardi di euro, appartiene al popolo italiano. Potreste chiedervi se ci fossero dubbi a riguardo. La realtà è che questa problematica non è mai stata affrontata a causa delle sue implicazioni ambigue.

La Banca d’Italia è un ente pubblico, ma il suo capitale è detenuto da banche private italiane. Potrebbe sembrare che, indirettamente, le riserve d’oro siano di proprietà delle banche, anche se queste ultime non ne hanno la disponibilità diretta. Come dimostrato dalla rivalutazione del capitale nel 2013 sotto il governo Letta, le banche hanno registrato nei loro bilanci il valore delle quote possedute, riflettendo così anche le attività nette della Banca d’Italia, comprese le riserve d’oro.

Possibili usi passati

Quali sarebbero le conseguenze concrete se l’emendamento stabilisse che l’oro appartiene definitivamente al popolo italiano? Probabilmente nessuna sul breve termine nei mercati finanziari. Tuttavia, si potrebbe sollevare un’altra questione: il governo potrebbe decidere liberamente come utilizzare queste riserve? Da anni si discute di utilizzare parte di quest’oro per alleggerire il debito pubblico italiano, ma tale idea non è mai stata realizzata per vari motivi. Prima di tutto, una tale mossa sarebbe vista come un segno di disperazione, e inoltre avrebbe un impatto minimo sul debito pubblico, che ha già raggiunto i 3.080 miliardi di euro.

Questo non è stato realizzato anche perché i mercati finanziari non lo vedrebbero di buon occhio. Tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000, le banche centrali di Inghilterra e Svizzera hanno venduto gran parte delle loro riserve d’oro, scelta di cui si sono pentite, dato che il valore del metallo giallo è aumentato circa dieci volte da allora. Inoltre, è impossibile prevedere se in futuro l’oro tornerà a garantire la moneta in un nuovo ordine finanziario globale. Non bisogna mai presumere che le cose rimarranno immutate nel tempo.

Implicazioni concrete delle riserve auree

Avere le riserve auree sotto il controllo diretto dello stato e a nome del popolo italiano non cambierà molto in pratica. Tuttavia, stabilire questo principio potrebbe prevenire la tentazione di qualche funzionario di Via Nazionale di utilizzare l’oro per operazioni di politica monetaria. L’unico impatto concreto dell’emendamento potrebbe essere quello di evitare che i lingotti d’oro vengano trasferiti a Francoforte per aumentare le riserve gestite direttamente dalla Banca Centrale Europea. Non sarebbe un risultato trascurabile.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

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