Apple ha annunciato l’introduzione di nuove regole per gli sviluppatori dell’App Store all’interno dell’Unione Europea, con l’obiettivo dichiarato di allinearsi al Digital Markets Act (DMA). Ma per Epic Games, uno dei principali avversari del colosso di Cupertino, si tratta di un’operazione di facciata che non cambia la sostanza: il potere di Apple resta intatto, mentre la concorrenza continua a essere penalizzata.
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Un’apparente apertura che nasconde nuove restrizioni
Il CEO di Epic Games, Tim Sweeney, non ha usato mezzi termini. In un post pubblicato poche ore dopo l’annuncio di Apple, ha definito le nuove condizioni come “manifestamente illegali”, accusando l’azienda americana di “falsa conformità” al regolamento europeo. Secondo Sweeney, Apple continua a esercitare un controllo eccessivo sull’ecosistema iOS, imponendo regole che disincentivano l’utilizzo di sistemi di pagamento alternativi.
L’accusa principale è che Apple abbia adottato una strategia di “compliance ostile”: un rispetto formale delle nuove normative che però, nella sostanza, ne tradisce lo spirito. L’obiettivo del DMA è infatti quello di ridurre il potere dei cosiddetti gatekeeper, come Apple e Google, aprendo a un ecosistema digitale più libero e competitivo.
Pagamenti alternativi, ma a caro prezzo
Le nuove condizioni dell’App Store consentono agli sviluppatori di inserire link esterni, interfacce personalizzate e di disattivare alcuni avvisi automatici, ampliando le possibilità di promuovere sistemi di pagamento alternativi. Ma non senza un prezzo. Apple ha introdotto nuove commissioni:
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5% di “commissione tecnologica” per chi sceglie sistemi di pagamento esterni (che sostituisce la precedente tassa fissa di 0,50 € per installazione).
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2% di commissione sulle vendite digitali per i nuovi utenti nei primi sei mesi di utilizzo.
Queste cifre si aggiungono a una lunga lista di oneri che, secondo Epic, rendono sconveniente e poco sostenibile per gli sviluppatori deviare dalle condizioni imposte da Apple.

Un contenzioso che dura da anni
Il contrasto tra Epic Games e Apple non è nuovo. Risale al 2020, quando il popolare gioco Fortnite venne rimosso dall’App Store per aver integrato un sistema di pagamento diretto, violando le policy di Cupertino. Da allora si è aperta una lunga battaglia legale, che ha attraversato sia le aule dei tribunali statunitensi che il dibattito regolamentare europeo.
Negli Stati Uniti, Apple è attualmente sotto appello per una sentenza che vieta di imporre commissioni sui pagamenti esterni. In Europa, la Commissione sta valutando se le modifiche annunciate siano sufficienti a rispettare il DMA o se si tratti solo di un’ulteriore mossa per difendere il proprio modello di business.
La posta in gioco: concorrenza o controllo?
Per gli sviluppatori, la questione è tutt’altro che tecnica: riguarda l’equilibrio tra libertà imprenditoriale e dipendenza dalle grandi piattaforme. E riguarda anche i consumatori, che pagano indirettamente il prezzo di un mercato poco competitivo. Apple sostiene di garantire sicurezza e qualità, ma per Epic – e per molti altri – la strategia è chiara: mantenere il controllo a ogni costo.
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