Il 1° febbraio segna la fine di una tradizione televisiva lunga decenni: per la prima volta un concorrente di “La Ruota della Fortuna” ha incassato il premio in denaro anziché in gettoni d’oro. La notizia, annunciata da Gerry Scotti e relativa a un 19enne studente siciliano, apre un dibattito pratico e fiscale che può travalicare il singolo programma.
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Perché il cambio interessa lo spettatore
La sostituzione dei gettoni con il pagamento in contanti modifica immediatamente quanto resta nelle tasche del vincitore e semplifica le procedure amministrative. Chi guarda da casa deve sapere che non si tratta solo di forma: cambia la fiscalità, cambiano le commissioni e cambia la tempistica della riscossione.
La scelta di pagare in denaro è stata resa possibile anche da orientamenti giuridici recenti e da una diversa prassi amministrativa: per i concorrenti significa ricevere l’importo netto con una semplice accreditazione su conto corrente, mentre fino a oggi il meccanismo dei gettoni comportava passaggi e costi aggiuntivi.
Una soluzione nata negli anni ’50
La consuetudine dei premi in metallo nasce come risposta a una legge che limitava la distribuzione diretta di denaro nei concorsi. L’assegnazione di gettoni d’oro divenne il modo per offrire un bene fisico dal valore percepito stabile, evitando il contante. Quel trucco normativo ha però generato negli anni un sistema complicato, con effetti fiscali e pratici non sempre favorevoli ai vincitori.
Come si perde valore: un esempio pratico
Per capire la differenza, proviamo a seguire un esempio semplificato su un premio nominale di 100.000 euro.
- Se il premio è erogato in denaro: viene applicata una trattenuta alla fonte del 20% prevista per le vincite in tv; il beneficiario riceve quindi circa 80.000 euro netti, con l’accredito diretto su IBAN.
- Se il premio è erogato in gettoni: il valore viene considerato un bene e soggetto alla IVA (22%) sul valore di mercato; in seguito si applica la tassa sulle vincite del 20% e si devono considerare le commissioni per il ritiro o la fusione dei gettoni, che possono ridurre ulteriormente l’importo effettivamente percepito.
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In parole semplici: il percorso “gettoni → conversione” aggiunge passaggi e costi che, nella maggior parte dei casi, diminuiscono sensibilmente il ricavo netto rispetto al pagamento diretto in contanti.
Costi pratici e variabili
I gettoni assegnati in tv hanno quasi sempre un peso standard: intorno ai 10 grammi, realizzati in oro 18 carati. Al valore corrente dei metalli preziosi un singolo gettone può valere in termini lordi oltre 1.300 euro, ma la lavorazione, il titolo e le commissioni ne riducono il controvalore reale, spesso fino a circa mille euro per pezzo.
In più, il vincitore si trova a dover scegliere tra ricevere fisicamente i gettoni (con piccoli oneri, superiori se il controvalore supera certe soglie) o affidare la fusione e la conversione in contanti al banco dei metalli, che trattiene una percentuale per il servizio. Infine, la quotazione dell’oro al momento della consegna può essere diversa da quella del giorno della vittoria: un guadagno se il prezzo è salito, una perdita se è sceso.
Implicazioni per Stato, tv e banchi dei metalli
Il passaggio al denaro cambia gli equilibri economici:
- Lo Stato potrebbe incassare meno IVA sulle vincite, perché il premio non è più trattato come bene soggetto a imposta indiretta.
- I banchi dei metalli perderebbero una fonte di ricavo legata alla lavorazione e alla conversione dei gettoni.
- I broadcaster potrebbero rivedere l’ammontare nominale dei premi senza intaccare il valore reale percepito dai partecipanti, perché spariscono alcune voci di costo e complicazioni amministrative.
Non è difficile immaginare che questi interessi contrapposti abbiano ritardato una transizione già invocata anche da pronunce giuridiche: una sentenza del TAR del Lazio del 2018 ha infatti riconosciuto la legittimità di pagamenti in denaro per le vincite televisive, ma la prassi non si è uniformata fino ad oggi.
Un’eredità culturale e pratica
Dietro la preferenza per i gettoni c’è anche una componente culturale: per decenni l’oro è stato percepito come una garanzia contro l’inflazione e come un simbolo di valore stabile. Quel valore simbolico ha contribuito a mantenere in vita una pratica che, sul piano fiscale e operativo, è ormai anacronistica.
La svolta inaugurata su Canale 5 potrebbe allargarsi ad altri quiz e concorsi televisivi: se la nuova prassi si diffonde, i benefici arriveranno innanzitutto ai concorrenti — maggiore semplicità e certezza dell’importo netto — mentre cambieranno rapporti commerciali consolidati intorno al mercato dei metalli preziosi.
Restano aperti alcuni nodi normativi e fiscali che le autorità e gli operatori dovranno affrontare se il denaro sostituirà definitivamente i gettoni: aggiornare regole, tariffe e procedure per evitare effetti collaterali indesiderati e garantire trasparenza agli spettatori e ai partecipanti.
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