Milano post‑fascista porta ancora le tracce dell’intervento del Gruppo BBPR: i loro progetti hanno contribuito a definire l’aspetto urbano e la memoria collettiva della città, e restano al centro dei dibattiti su rinnovo, tutela e uso degli spazi pubblici. Capire il loro percorso aiuta a leggere le tensioni attuali tra conservazione e innovazione nell’architettura italiana.
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Chi erano i fondatori
Lo studio nasce nel 1932 dall’intesa professionale tra quattro giovani laureati al Politecnico di Milano::
- Gian Luigi Banfi
- Lodovico Barbiano di Belgiojoso
- Enrico Peressutti
- Ernesto Nathan Rogers
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Il loro approccio collettivo alla progettazione, basato su rigore funzionale e attenzione al contesto storico, li differenziò sin dall’inizio nel panorama architettonico italiano.
Un laboratorio tra modernità e memoria
Negli anni Trenta lo studio si inscrive nel movimento del Razionalismo, con lavori che privilegiano ordine geometrico e chiarezza funzionale. Tuttavia, la loro pratica non rimane astratta: cerca sempre un dialogo con la città preesistente, conciliando innovazione tecnica e sensibilità storica.
La guerra interrompe bruscamente questa traiettoria. Membri del gruppo subiscono persecuzioni: Gian Luigi Banfi viene deportato a Gusen, dove muore, e l’attività professionale vede cambiamenti forzati. Solo dopo il conflitto il gruppo riprende con forza, partecipando alla ricostruzione e alla ridefinizione degli spazi pubblici milanesi.
Opere principali e impatto
BBPR ha spaziato dall’urbanistica alla museografia, firmando interventi che ancora oggi segnano la città e influenzano pratiche progettuali nazionali.
- Piano regolatore di Pavia (1932) – Primo incarico urbanistico, impostato su criteri razionalisti per l’organizzazione di funzioni e spazi.
- Quartiere INA‑Casa, Cesate (1952–56) – Complesso residenziale pensato per rispondere alla domanda abitativa del dopoguerra con soluzioni orientate alla vivibilità.
- Negozio Olivetti, New York (1954) – Vetrina internazionale che coniuga estetica moderna e funzione commerciale, dimostrando l’ampiezza d’intervento dello studio.
- Museo Monumento al Deportato Politico e Razziale, Carpi (1973) – Intervento commemorativo in cui architettura e memoria si incontrano con forte valore simbolico.
Il restauro del Castello Sforzesco
Tra il 1956 e il 1963 BBPR si occupa del recupero e della ridefinizione museografica del Castello Sforzesco, duramente segnato dalla guerra. Il progetto non si limita al restauro materiale: l’intento è riorganizzare i percorsi espositivi per rendere le collezioni più fruibili e coerenti dal punto di vista narrativo.
Particolare attenzione è stata dedicata alla collocazione della Pietà Rondanini di Michelangelo, per la quale sono state studiate soluzioni espositive in grado di guidare lo sguardo e la percezione emotiva del visitatore.
Torre Velasca: dialogo tra passato e presente
Realizzata tra il 1956 e il 1958, la Torre Velasca resta uno dei simboli più discussi dell’architettura italiana del Novecento. La sua sagoma — con il corpo superiore che si allarga rispetto alla base — stabilisce un rimando consapevole alle torri medievali lombarde, pur adottando un linguaggio moderno.
Con funzioni miste (abitazioni, uffici, esercizi commerciali), la torre è pensata per integrarsi nel tessuto urbano del dopoguerra e, dopo recenti interventi di restauro, continua a rappresentare la tensione tra tutela storica e esigenze contemporanee dello spazio cittadino.
Oggi l’eredità del Gruppo BBPR è attuale: i loro progetti sollevano domande pratiche su come rigenerare città storiche, conservare opere con valore simbolico e progettare spazi pubblici che rispondano alle esigenze contemporanee senza cancellare la memoria. Per urbanisti, amministratori e cittadini il confronto con questo patrimonio resta una lezione operativa e culturale.
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