Per la prima volta un’agenzia di rating ha attribuito un giudizio collegato a Bitcoin — non sull’asset in sé, ma su un’obbligazione che lo ha come garanzia collaterale: Moody’s ha dato il rating Ba2. La decisione mette in luce rischi e potenziali aperture per l’ingresso delle criptovalute nei portafogli più istituzionali, proprio mentre Washington valuta modifiche alle regole dei piani pensionistici.
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Un bond municipale con garanzia in criptovaluta
La New Hampshire Business Finance Authority, un ente semi-pubblico, sta per emettere un’obbligazione il cui rimborso sarà sostenuto da un prestito garantito in Bitcoin. L’operazione prevede due tranche per un totale di 100 milioni di dollari e una scadenza fissata al 2029.
Moody’s ha classificato l’emissione come Ba2, livello che indica una qualità creditizia speculativa, conseguenza della forte volatilità dell’asset sottostante. In pratica, l’agenzia ha riconosciuto ufficialmente il rischio aggiuntivo collegato all’uso di criptovalute come garanzia.
- Importo previsto: 100 milioni di dollari in due tranche
- Collateral: Bitcoin custoditi da BitGo
- Sovra-collateralizzazione: 160% del valore nominale
- Trigger di liquidazione: vendita dei Bitcoin se il rapporto scende sotto il 140%
- Scadenza: 2029; cedole periodiche a beneficio degli obbligazionisti
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Perché questo cambia la prospettiva del mercato
Il fatto che un’agenzia di rating si pronunci — pur valutando l’obbligazione e non l’asset puro — crea un punto di riferimento per investitori e intermediari. Un giudizio formale aiuta a quantificare il profilo di rischio e rende le valutazioni sul mercato più comparabili.
Non si tratta però di una “promozione” delle criptovalute: il rating Ba2 segnala chiaramente che l’investimento resta ad alto rischio di credito e dipende in larga misura dall’andamento dei prezzi del Bitcoin.
Possibile impatto sui piani pensionistici
Negli Stati Uniti il Dipartimento del Lavoro ha avanzato ipotesi di ampliamento delle regole che disciplinano i piani 401(k) per consentire l’inclusione di investimenti alternativi, tra cui criptovalute, private credit e immobili. Se la norma fosse confermata, l’effetto sui flussi di capitale potrebbe essere significativo.
Al 30 settembre 2025 risultavano attivi circa 730.000 piani 401(k) con 70 milioni di partecipanti e un patrimonio complessivo vicino ai 10.000 miliardi di dollari. Anche uno spostamento marginale — ad esempio l’1% di questi asset — si tradurrebbe in un ingresso teorico di circa 100 miliardi di dollari nel mercato delle criptovalute, un volume capace di influenzare la capitalizzazione complessiva del settore.
La proposta non è priva di critiche: esponenti politici e osservatori mettono in guardia sul rischio di trasferire potenziali perdite ai risparmi previdenziali dei lavoratori, a vantaggio di investitori istituzionali più attrezzati a sostenere la volatilità.
Resilienza recente rispetto all’oro
Un elemento che ha catturato l’attenzione degli analisti è il comportamento del Bitcoin durante le tensioni geopolitiche legate all’Iran. Mentre l’oro ha subito una flessione superiore al 20% in alcune fasi, il prezzo del Bitcoin è rimasto in un intervallo relativamente contenuto, oscillando approssimativamente tra 65.700 e 74.500 dollari.
Questo episodio ha alimentato il dibattito su come le criptovalute si comportino in scenari di stress esterno rispetto ai tradizionali beni rifugio, ma non elimina i dubbi sulla loro stabilità nel lungo periodo.
In sintesi, l’assegnazione del rating da parte di Moody’s e le possibili aperture regolamentari rendono questo passaggio rilevante: servono però prudenza e strumenti adeguati per valutare i rischi prima che le crypto entrino in modo strutturale nei portafogli previdenziali e istituzionali.
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