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In Venezuela, sotto la guida di Nicolas Maduro, l’utilizzo delle criptovalute è stato più di una semplice speculazione. Queste sono diventate uno strumento di sopravvivenza contro le politiche irrazionali del governo chavista. Con l’iperinflazione, il crollo della valuta e le sanzioni internazionali, i venezuelani hanno dovuto cercare soluzioni per affrontare le difficoltà quotidiane. Una soluzione è stata trovata nelle stablecoin, valute digitali ancorate al dollaro e quindi non soggette a volatilità.
L’esplosione delle stablecoin in Venezuela
Stando al Global Crypto Adoption Index di Chainalysis, il Venezuela si è posizionato al tredicesimo posto nel mondo per l’adozione di criptovalute. Se consideriamo la densità della popolazione, il paese sale al nono posto, dietro a nazioni come Ucraina, Moldavia e Georgia. Dal 2024 al 2025, si è visto un incremento del 110% nell’uso di queste valute, con transazioni che hanno raggiunto i 44,6 miliardi di dollari, una cifra significativa rispetto al PIL del paese che non supera gli 83 miliardi.
Stablecoin come Tether (USDt) e USDC sono diventate comuni nei pagamenti quotidiani, accettate ampiamente dai commercianti e utilizzate dai consumatori per le transazioni quotidiane. Le criptovalute hanno rappresentato circa il 9% del totale delle rimesse inviate dagli emigranti venezuelani nel 2023, che ammontavano a 5,4 miliardi di dollari. Il bolivar ha perso completamente il suo valore rispetto al dollaro nell’ultimo decennio, con un’inflazione che ha reso inutile l’uso della valuta locale. Le sanzioni americane hanno ulteriormente aggravato la situazione, tagliando l’accesso di Caracas ai dollari.
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Tether raggiunge quasi i 200 miliardi di dollari
Le stablecoin sono diventate un mezzo per milioni di venezuelani per eludere le sanzioni economiche. Si sospetta che anche il governo abbia utilizzato queste valute per convertire i proventi del petrolio. Si stima che il governo possa detenere tra i 600.000 e i 660.000 Bitcoin. Anche se questa informazione deve ancora essere confermata, suggerisce l’ampiezza dell’adozione delle criptovalute, utilizzate persino dai vertici del regime per evitare l’isolamento finanziario internazionale. Ieri, Tether aveva una capitalizzazione di mercato di quasi 187 miliardi di dollari, cresciuta del 36% in un anno. Nonostante la cattura di Maduro, il regime venezuelano continua, ora guidato da Delcy Rodriguez, non meno estremista del suo predecessore.
La fine delle sanzioni non ridurrà l’attrattiva delle cripto
Nonostante potenziali miglioramenti economici dovuti agli investimenti americani nel settore petrolifero, il bolivar rimarrà debole e l’inflazione alta. Le ragioni che hanno spinto alla diffusione delle criptovalute in Venezuela rimarranno valide a breve e medio termine. Anche con un allentamento delle sanzioni, non è detto che ci sarà un ritorno immediato ai sistemi finanziari tradizionali. La lezione da Caracas è chiara: qualsiasi crisi geopolitica o cambiamento di regime può decimare il valore dei risparmi. La fiducia delle persone nelle istituzioni richiederà tempo per essere restaurata. Le finanze alternative, decentralizzate e anonime, hanno guadagnato terreno in molti paesi emergenti come Argentina, Russia e Ucraina, grazie soprattutto ai loro vantaggi intrinseci. L’unico vero limite alla loro espansione è la connettività, spesso ostacolata da blackout e infrastrutture inadeguate. Con l’arrivo di investimenti esteri, il peggio potrebbe essere alle spalle, il che potrebbe favorire ulteriormente l’adozione delle stablecoin in un futuro Venezuela.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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