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Il conflitto tra Russia e Ucraina ha causato perdite umane devastanti, distruzioni materiali ingenti e il più grande sconvolgimento geopolitico dal termine della Seconda Guerra Mondiale. Al momento, un vincitore emerge chiaramente: la Corea del Nord guidata da Kim Jong-Un. Questo isolato stato eremitico, che spesso viene associato alla follia di un leader brutale e apparentemente irrazionale, non solo è uscito dal suo autoimposto isolamento internazionale causato dalle sanzioni globali, ma ha anche sfruttato il conflitto per diventare un alleato fondamentale per Mosca. Il Korea Institute for Defence Analysis ha valutato in 20 miliardi di dollari i guadagni che Pyongyang ha già accumulato.
Il ruolo cruciale della Corea del Nord nel conflitto russo-ucraino
Nei giorni scorsi, il regime comunista ha accolto il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, segnando un evento insolito per una dittatura che ha prosperato in un isolamento quasi totale. Kim ha promesso ulteriore supporto dopo aver inviato dall’anno scorso 15.000 soldati al fronte, oltre a 120 milioni di munizioni, numerosi missili balistici, sistemi d’artiglieria e mortai a grappolo. Se 20 miliardi vi sembrano molto, considerate che il PIL della Corea del Nord si stima tra i 25 e i 30 miliardi. Questi numeri aiutano a capire quanto il conflitto stia beneficiando l’economia del paese.
Per Pyongyang, questa è un’opportunità storica. Da oltre 70 anni, il paese ha orientato la sua economia verso lo sforzo bellico, creando nemici immaginari e reali nella regione, dalla Corea del Sud al Giappone, senza dimenticare gli Stati Uniti. Ora, ha la chance di utilizzare tale preparazione per tentare di migliorare le condizioni di una nazione segnata dalla povertà estrema e da una repressione feroce.
Nonostante sembri che la situazione stia volgendo a favore, i segnali provenienti dalla Corea del Nord indicano problemi emergenti.
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Inflazione e deprezzamento della moneta
I dati disponibili non sono ufficiali, poiché il regime vieta qualsiasi loro diffusione. Tuttavia, il monitoraggio continuo effettuato da NK Daily, un giornale gestito da dissidenti all’estero, rileva prezzi e tassi di cambio bi-mensilmente nei principali mercati nordcoreani. I risultati sono sempre più preoccupanti. Per la prima volta, un dollaro ha raggiunto un cambio di oltre 30.000 won, avvicinandosi ai 31.000 won, con un crollo di un terzo del suo valore in soli due mesi. In termini annuali, il calo è del 54% nella capitale.
Neppure il riso, alimento base della dieta locale, è immune: il suo prezzo è salito a una media di oltre 13.500 won al kg, con un incremento del 50% in soli due mesi, e del 58% rispetto all’anno precedente. Altri beni come benzina, olio e zucchero hanno visto un aumento del 10% in due settimane. Il giornale da mesi segnala come la lotta al contrabbando sia diventata implacabile.
Particolarmente al confine con la Cina, i funzionari statali sono sempre meno tolleranti verso i commercianti che fino a poco tempo fa erano relativamente liberi di importare prodotti dall’estero per rivenderli nel paese.
Una spirale inflazionistica preoccupante
In precedenza, Kim tollerava il mercato nero quasi apertamente, sperando di migliorare il benessere dei suoi cittadini. Con la pandemia, questa politica è terminata. Recentemente, i contrabbandieri di smartphone cinesi sono diventati obiettivi del regime, con rischi di arresto elevati. La tolleranza zero è stata estesa soprattutto al contrabbando di alimenti e beni di prima necessità, riducendo l’offerta totale di merci disponibili in Corea del Nord. Di conseguenza, i prezzi sono entrati in una spirale inflazionistica apparentemente inarrestabile.
Il crollo del valore della moneta indica che probabilmente le importazioni stanno aumentando, nonostante la repressione. È probabile che la produzione domestica sia focalizzata sugli armamenti, riducendo la disponibilità di beni di consumo. Di recente, il regime ha anche aumentato gli stipendi, una mossa che potrebbe contribuire all’inflazione e alla caduta del won. In definitiva, la Corea del Nord sta affrontando tempi difficili proprio mentre dovrebbe beneficiare economicamente del sostegno russo.
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