Calo dell’inflazione in Giappone: sollievo generale, ma il riso resta un problema!

A dicembre, il Giappone ha registrato un netto calo dell’inflazione, ma la vera minaccia proviene dal prezzo del riso, un elemento cruciale nella dieta giapponese.

Recentemente, il Giappone ha fornito una notizia positiva che ha influenzato i mercati finanziari globali: l’ inflazione di dicembre è diminuita, passando dal 2,9% di novembre al 2,1%, il livello più basso dal marzo 2022. Questa riduzione ha portato sollievo agli investitori, in particolare a coloro che detengono obbligazioni. Contemporaneamente, la banca centrale ha mantenuto i tassi di interesse allo 0,75%, non modificandoli dopo l’aumento dello 0,25% avvenuto il mese precedente, un’azione prevista. I rendimenti dei bond giapponesi sono calati, con il tasso a dieci anni leggermente superiore al 2,25% e quello a trent’anni al 3,65%. Nonostante ciò, il tasso a due anni è aumentato all’1,25%, indicando una possibile crescita complessiva dei tassi dello 0,50% nel medio termine.

Inflazione in declino in Giappone, tensioni sui bond

I bond giapponesi sono stati oggetto di grande attenzione a livello globale negli ultimi mesi dopo anni di trascuratezza dovuta ai bassi rendimenti. Questi strumenti finanziari sono motivo di preoccupazione non solo in Giappone ma anche a livello internazionale, a causa delle rapide variazioni delle condizioni di mercato. Con un debito pubblico che supera il 250% del PIL, il governo di Tokyo deve prestare attenzione alla voce di bilancio relativa agli “interessi sul debito”. Non può permettersi di rinnovare facilmente i titoli emessi in precedenza a rendimenti negativi con nuovi tassi del 3-4%, il che potrebbe portare a un’importante crisi fiscale con effetti potenzialmente devastanti per la stabilità finanziaria del paese.

L’inflazione, scesa ai minimi degli ultimi quasi quattro anni, si trova appena sopra l’obiettivo del 2%. Tuttavia, i prezzi degli alimentari sono aumentati del 5,1%, anche se questo rappresenta un rallentamento rispetto al 6,1% di novembre. Negli ultimi cinque anni, hanno registrato un incremento del 30,35%, un dato in linea con le principali economie europee.

A differenza della Banca Centrale Europea, che ha aumentato i tassi fino al 4% sui depositi bancari per poi ridurli al 2%, la Banca del Giappone ha incrementato i tassi solo dal -0,10% allo 0,75%, influenzando così il deprezzamento della valuta.

Il riso, un problema per i consumatori

Il riso, tra i prodotti alimentari, è motivo di grande preoccupazione, avendo visto un aumento di prezzo del 34,4% a dicembre dal 37,1% del mese precedente. Nella settimana dell’11 gennaio, un sacco di 5 kg di riso costava mediamente 4.267 yen (circa 4,60 euro al kg), una cifra inferiore rispetto al picco raggiunto alla fine del 2025, ma comunque circa il doppio dei prezzi medi registrati prima dell’inizio di questa impennata. Questo ingrediente è essenziale nella cucina giapponese e ha un forte impatto anche a livello psicologico. Ha causato la perdita della maggioranza assoluta dei seggi al Partito Liberal Democratico in entrambe le camere del Parlamento, che ora cerca il riscatto con la premier Sanae Takaichi nelle elezioni anticipate indette questa settimana per l’8 febbraio.

Negli ultimi cinque anni, l’inflazione in Giappone è stata del 13,8% cumulato, con una media annuale del 2,6%. Un valore storicamente alto per Tokyo, che ha vissuto circa 25 anni di deflazione. I prezzi degli alimenti hanno aumentato più del doppio, causando malcontento tra i cittadini.

Per rispondere alle esigenze dei consumatori, di recente Takaichi ha introdotto nuovi sussidi per contenere le bollette. Parte del calo di dicembre è attribuibile a questa iniziativa. Ha inoltre promesso di sospendere l’IVA dell’8% sui prodotti alimentari, una decisione che preoccupa i mercati per le possibili ripercussioni sulle entrate fiscali e sul deficit.

Possibili nuovi aumenti dei tassi?

Il governatore Kazuo Ueda ha osservato che i rendimenti dei bond sono aumentati rapidamente, mettendo in guardia il mercato sui rischi legati alla speculazione contro il debito giapponese. Allo stesso tempo, ha suggerito la possibilità di innalzare i tassi di interesse, nonostante abbia migliorato le prospettive di crescita per il 2026. Gli investitori appaiono confusi: da una parte sembra che la banca centrale desideri mantenere una politica monetaria accomodante, dall’altra che stia considerando di aumentare i costi del denaro, anche a rischio di scontentare il governo.

L’inflazione ritorna in Giappone e scuote i mercati globali

Dopo che il rendimento del trentennale ha quasi raggiunto il 4% nella settimana, la situazione è diventata seria per tutti a livello globale. Per decenni, siamo stati abituati a beneficiare dell’afflusso di capitali dal Giappone verso i mercati azionari e obbligazionari avanzati. Questa domanda aggiuntiva ha mantenuto relativamente bassi i rendimenti e ha sostenuto le quotazioni azionarie. Con il ritorno dell’inflazione anche nell’Estremo Oriente, la direzione di questi flussi sta già cambiando, potenzialmente causando un crollo delle borse e un ulteriore aumento dei rendimenti a lungo termine. Le vittime designate sembrano essere Wall Street, in particolare il settore tecnologico/IA, e i mercati obbligazionari degli USA e dell’Europa.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

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