Lagarde promuove un “euro più forte”: il cambio di 1,20 contro il dollaro non è più un tabù!

Sotto la guida di Christine Lagarde, la BCE sembra ora propendere per un rafforzamento dell’euro per combattere l’inflazione.

La conferenza stampa di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), si è svolta ieri pomeriggio rivelando interessanti prospettive. Come anticipato, poco prima l’ente aveva annunciato la decisione di mantenere invariati i tassi di interesse. Tuttavia, il fulcro dell’evento è stato il discorso del presidente, che includeva le previsioni macroeconomiche aggiornate per il periodo 2025-2027 nell’Eurozona. Di conseguenza, il tasso di cambio euro-dollaro è aumentato, superando 1,17, per i motivi che analizzeremo. Vediamo i dettagli:

Aggiornamenti sulle previsioni di inflazione e PIL per l’Eurozona

Noterete che le aspettative di crescita economica per l’Unione Monetaria sono state riviste al rialzo per quest’anno (+0,3%) e per il 2026 (+0,1%), mentre per il 2027 la proiezione rimane inalterata (-0,1%) rispetto alle stime di giugno.

Per quanto riguarda l’inflazione, le previsioni sono state aumentate di 0,1% per quest’anno e il prossimo, ma ridotte di 0,1% per il 2027. Complessivamente, si osserva una revisione al rialzo dello 0,4% per la crescita e dello 0,1% per l’inflazione. Questo riflette una maggiore resilienza dell’Europa rispetto alle aspettative iniziali, nonostante i dazi americani e le tensioni geopolitiche correnti.

Lagarde favorisce un euro più forte

Questi dati suggeriscono che il ciclo di allentamento monetario potrebbe concludersi. I mercati non prevedono ulteriori tagli dei tassi. A supporto di questa visione contribuisce una dichiarazione di Lagarde, che afferma che “un euro più forte potrebbe accelerare la riduzione dell’inflazione”. In agosto, l’inflazione nell’area è tornata al 2,1%, rispetto al 2% di luglio e giugno. L’inflazione core, al netto degli alimenti freschi e dell’energia, è rimasta stabile al 2,3% su base annua.

Nonostante questi dati non siano allarmanti, l’elevata incertezza sulle previsioni a medio termine, ribadita durante la conferenza stampa, solleva alcune preoccupazioni. Ecco perché, a differenza di quanto avvenuto in estate, ora da Francoforte sembra esserci un consenso per un superamento del cambio euro-dollaro oltre 1,20. Questo tasso ha già registrato un aumento del 13,5% dall’inizio dell’anno, contribuendo a moderare l’inflazione dei prezzi al consumo attraverso la riduzione dei costi di importazione, inclusi quelli delle materie prime.

Possibile taglio dei tassi negli USA

Un ulteriore rafforzamento dell’euro potrebbe accentuare questa dinamica. Dopo le dichiarazioni del vice-presidente Luis de Guindos nei mesi scorsi, il mercato aveva scommesso su un intervento della BCE per indebolire la moneta unica una volta raggiunta quella soglia. Ora che sembra esserci un implicito via libera, è probabile un rafforzamento. Questo scenario sembra ancora più plausibile dopo che il mercato ha iniziato a prevedere quasi certamente un taglio dei tassi negli Stati Uniti già dalla prossima settimana.

L’inflazione americana ad agosto è salita al 2,9% annuo e allo 0,4% mensile, superando le previsioni che erano rispettivamente del 2,9% e dello 0,3%. E al 6 settembre, i sussidi settimanali per la disoccupazione sono aumentati a 263.000 unità, +27.000 rispetto al dato precedente rivisto, raggiungendo il livello più alto degli ultimi quattro anni. Il mercato sembra non avere dubbi, influenzato anche dalle pressioni della Casa Bianca, su una imminente riduzione del costo del denaro.

I capitali tendono a fluire verso le economie con tassi di interesse più elevati. Con la prospettiva di una riduzione del divario tra i tassi di Eurozona e USA, si prevede un apprezzamento dell’euro.

Un euro più forte, rendimenti BTp in calo

Mentre in Germania si è registrato un modesto aumento dei rendimenti lungo la curva dei titoli di stato, in Italia si è verificato il contrario, con una conseguente riduzione dello spread. A cosa è dovuto questo andamento dicotomico? È probabile che l’atteso maggiore afflusso di capitali stranieri nell’Eurozona sia visto in modo positivo, specialmente per quegli emittenti come l’Italia, che già offrono rendimenti più elevati e che rassicurano con una gestione fiscale prudente.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Articoli simili :

Vota questo articolo

Lascia un commento