A 17 km sotto l’Antartide, il sottomarino RAN svela segreti mai visti del Polo Sud

Nel corso del 2023 un’ambiziosa spedizione dell’Università di Göteborg ha inaugurato una nuova era nelle esplorazioni polari grazie al sottomarino autonomo Ran. Penetrando fino a 17 chilometri sotto la piattaforma glaciale di Dotson, Ran ha realizzato cartografie dettagliate e fornito dati essenziali sulla dinamica dei ghiacci, gettando luce su processi finora invisibili e fondamentali per comprendere l’innalzamento del livello del mare.

Penetrare i misteri dei ghiacci dell’Antartide con il sottomarino Ran

Progettato per muoversi nella vasta cavità del ghiacciaio Dotson, il sottomarino Ran ha impiegato un sonar avanzato per scandagliare la superficie inferiore dei ghiacci. In un’operazione durata 27 giorni, il dispositivo ha percorso oltre 1.000 km, superando barriere di pressioni estreme e temperature prossime allo zero. Questo approccio innovativo ha segnato la prima mappatura diretta del sottoglaciale antartico, un traguardo cruciale per le ricerche future.

Una finestra sull’invisibile

«Le immagini raccolte da Ran sono paragonabili alla scoperta dell’“altro lato della Luna” sotto i ghiacci», spiega la prof.ssa Anna Wåhlin, oceanografa dell’Università di Göteborg. Grazie alle mappe ad alta risoluzione, ora disponiamo di dettagli senza precedenti sulla morfologia subglaciale, dal profilo delle creste alle depressioni sommitali.

Le scoperte chiave sotto il ghiacciaio

Tra i risultati più significativi, i ricercatori hanno registrato misurazioni dirette dei flussi subglaciali, evidenziando la causa principale dello scioglimento accelerato sulla porzione occidentale della piattaforma. In particolare, Ran ha individuato tassi di fusione eccezionalmente elevati lungo le fessure verticali, confermando che il contatto tra acqua più calda e la base del ghiacciaio intensifica la perdita di massa.

Nuovi modelli e domande sollevate dalla scoperta di Ran

Sotto lo strato ghiacciato emerge un paesaggio sorprendente di picchi e valli, simile a dune di sabbia modellate dall’acqua in movimento. Gli studiosi ipotizzano che la rotazione terrestre, unita alla pressione dei flussi subglaciali, contribuisca a scolpire queste formazioni, aprendo interrogativi sui processi meccanici alla base delle variazioni topografiche.

Implicazioni per la modellazione dei ghiacciai

«Le mappe realizzate con Ran sono fondamentali per calibrare i modelli satellitari», sottolinea la glaciologa Karen Alley dell’Università del Manitoba. L’integrazione di questi dati visivi permette di migliorare la precisione delle simulazioni sul comportamento delle piattaforme di ghiaccio e di affinare le proiezioni sull’andamento futuro dei ghiacciai antartici.

Prospettive future dello studio

Se da un lato i modelli attuali non spiegano ancora tutte le dinamiche osservate, la tecnologia alla base di Ran apre la strada a missioni successive, orientate a decifrare i meccanismi fisici che regolano lo scioglimento subglaciale. Sviluppare simulazioni più avanzate sarà essenziale per prevedere con maggiore affidabilità la velocità di fusione delle piattaforme e il loro impatto sulle coste.

Conclusione

La spedizione Ran rappresenta una pietra miliare nell’esplorazione polare, fornendo un set di dati senza precedenti sulla struttura interna dei ghiacciai antartici. Grazie a queste scoperte, la comunità scientifica potrà affrontare con strumenti più accurati il tema cruciale dell’innalzamento del livello del mare, tutelando le aree costiere a rischio in un panorama climatico in continua evoluzione.

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