La Cina mobilita 600.000 operai per bloccare l’avanzata del deserto del Taklamakan

La Repubblica Popolare ha intrapreso un’operazione di mobilitazione senza precedenti, impiegando 600.000 lavoratori per completare una cintura verde di oltre 3.000 km intorno al Taklamakan. Questo progetto, iniziato oltre quattro decenni fa, unisce innovazione tecnologica e strategie di sostenibilità ambientale, con ricadute economiche e sociali di vasta portata nella regione autonoma del Xinjiang.

Un deserto fermato grazie alla tecnologia verde

Il Taklamakan, soprannominato “mare della morte”, si estende su circa 337.600 km², un’area paragonabile a quella della Germania. Le tempeste di sabbia e le dune in movimento mettono a rischio l’agricoltura e le infrastrutture nel bacino del Tarim. Per contenerle, è stata realizzata una barriera verde continua che sfrutta sistemi di irrigazione alimentati da pannelli solari e da tecniche di fissazione del suolo. Secondo il professor Liu Wei, climatologo presso l’Accademia Cinese delle Scienze Ambientali, “questa soluzione dimostra come la tecnologia verde possa offrire risposte efficaci ai fenomeni di desertificazione, riducendo l’impatto sulla biodiversità locale”.

Un progetto colossale: 40 anni di lavoro e 600.000 persone mobilitate

Avviato nei primi anni Ottanta, il “Programma di Contenimento del Taklamakan” ha visto completati finora circa 2.761 km di cintura verde. La fase finale, partita nel novembre 2022, ha coinvolto 600.000 operai locali e provenienti da altre province cinesi. Zhang Min, responsabile operativo del cantiere di Hotan, sottolinea: “Organizzare una forza lavoro di questa entità richiede una logistica eccezionale, dalla formazione tecnica degli operai alla gestione delle forniture idriche in un ambiente estremamente arido.”

Avanzamenti economici ed ecologici

Oltre alla funzione protettiva, le specie arboree selezionate – dal populus euphratica al saxaul – offrono materie prime per l’industria farmaceutica e cosmetica. La jacinthe du désert, per esempio, è coltivata per estrarne composti medicinali ad alto valore commerciale. Nel 2022 è stato inaugurato l’anello ferroviario Hotan–Ruoqiang, lungo 2.712 km, che collega la produzione locale di noci e datteri rossi ai principali mercati interni, incrementando il reddito degli agricoltori uiguri.

Sviluppo energetico per il futuro

La China Three Gorges Corporation sta costruendo, entro il 2029, un impianto da 8,5 GW di potenza solare e 4 GW eolica nelle aree periferiche del deserto. Questo schema integrato mira a rendere il Xinjiang un polo di energie rinnovabili, riducendo la dipendenza da fonti fossili e creando migliaia di posti di lavoro qualificati nel settore delle tecnologie pulite.

Un modello globale per la lotta contro la desertificazione

Il successo della cintura verde del Taklamakan si inserisce in una cornice internazionale di iniziative analoghe, come la Grande Muraglia Verde africana. “La cooperazione tra governi e enti di ricerca è fondamentale per trasferire know-how e adattare le tecniche alle diverse esigenze climatiche”, afferma Maria Sánchez, esperta di politiche ambientali all’Università di Madrid.

Il futuro del progetto cinese

Con la cintura verde completata, l’obiettivo ora è monitorare l’efficacia dei parametri di irrigazione solare e perfezionare i metodi di controllo delle dune. Il modello Xinjiang offre una roadmap per paesi con aree aride, dimostrando come un impegno pluridecennale e una mobilitazione umana massiccia possano trasformare una minaccia ecologica in un’opportunità di crescita e protezione ambientale.

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