Scopri il Gigante dell’Appennino e i segreti delle ville Medicee!

Opera del Giambologna, questa scultura faceva parte del giardino di quella che si ritiene fosse un tempo la più magnifica delle ville medicee, successivamente distrutta.

Si tratta di un gigante che cattura l’attenzione, ma che non tutti conoscono. Stiamo parlando del Colosso dell’Appennino, una maestosa statua creata per una villa che apparteneva alla famiglia Medici, situata a Pratolino, non distante da Firenze.

Oggi questa statua è parte integrante del parco di Villa Deminoff, chiamata così dal nome della facoltosa famiglia di industriali di origine russa che ne acquisì la proprietà.

Colosso dell’Appennino: la struttura e l’autore

Opera dello scultore fiammingo Giambologna (1529-1608), la statua si erge per 14 metri e si trova sulle rive di un piccolo lago, posizionata su una formazione rocciosa naturale.

Barba folta e baffi lunghi caratterizzano questa imponente figura che sembra avanzare per proteggere l’ingresso della grotta sottostante.

La grotta custodisce un segreto: rappresenta non solo l’accesso a un antro roccioso, ma anche l’ingresso a vari ambienti all’interno della stessa statua.

Uno spazio è situato nella testa del gigante, illuminato dalle aperture degli occhi e delle orecchie.

Inizialmente, questi non erano gli unici spazi disponibili, ma vi erano più camere, successivamente sigillate.


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La storia del Colosso dell’Appennino

Commissionata da Francesco de’ Medici e realizzata nella seconda metà del XVI secolo, la villa che ospitava il Colosso era un edificio straordinario, considerato probabilmente il più bello tra i possedimenti medicei.

Sfortunatamente, nel 1820 fu distrutta per volontà della casata dei Lorena, facendo perdere al nostro Paese una opera rinascimentale di eccezionale valore.

Sebbene possiamo rimpiangere la perdita di una delle ville medicee più affascinanti, possiamo ancora godere del suo meraviglioso giardino e delle altre residenze che ancora esistono.

Questi siti sono inclusi nel circuito delle ville e giardini medicei, riconosciuti come patrimonio mondiale dell’Unesco.

La famiglia Deminoff e il rinnovato splendore

Nel 1872, i Demidoff acquistarono la proprietà e restaurarono la paggeria, l’edificio che ospitava i paggi, trasformandolo nel nucleo principale della residenza.

Anche i giardini e il Colosso beneficiarono dell’attenzione dei nuovi proprietari, riacquistando il loro antico splendore. Oggi la villa è di proprietà dello Stato ed è aperta al pubblico.

Cosa scoprire oltre al Colosso dell’Appennino

Il
Colosso non è l’unica attrazione del parco, che ospita anche le opere dell’architetto mediceo
Buontalenti
(tra cui la cappella, la
grotta di Cupido, le scuderie, la Villa Paggeria, le Gamberaie), due giardini all’italiana e un
giardino-paesaggio in stile romantico. Il parco è anche casa di 99 diverse specie animali e di una vegetazione ricca e
preziosa.

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