L’assemblea di Monte dei Paschi di Siena ha riservato una sorpresa che rimescola gli equilibri del credito italiano: l’ex amministratore delegato è tornato al vertice e la vittoria ha scompaginato i piani dell’imprenditore romano. La decisione degli azionisti avrà effetti immediati sulle strategie di MPS, sulle alleanze tra grandi soci e sulle prospettive del settore assicurativo e bancario nazionale.
Ville vista mare sotto i 40.000€: case abitabili, affari da chiudere subito
Casa 60.000 euro: bifamiliare con giardino e garage in vendita
Con una votazione che ha ribaltato i pronostici, la lista presentata da Pierluigi Tortora ha ottenuto il maggior numero di preferenze e ha riportato in sella Luigi Lovaglio come amministratore delegato. La lista ha raccolto il 49,95% dei voti su un capitale presente pari al 64,92%, superando di oltre dieci punti la proposta riconducibile al CDA uscente e sostenuta in larga parte da Francesco Gaetano Caltagirone. Una quota residua è andata alla lista di Assogestioni.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione
Gli esiti del voto, regolati dalle norme introdotte dal Dl Capitali, hanno portato alla nomina dei seguenti membri, suddivisi per lista:
- Lista PLT (vincente): Cesare Bisioni; Luigi Lovaglio; Flavia Mazzarella; Livia Amidani Alberti; Massimo Di Carlo; Patrizia Albano; Carlo Corradini; Paola Leoni Borali.
- Lista del CDA uscente: Fabrizio Palermo; Nicola Maione; Corrado Passera; Carlo Vivaldi; Paolo Boccardelli; Antonella Centra.
- Assogestioni: Paola De Martini.
La svolta è stata determinata dal sostegno di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri: con una partecipazione di circa il 17,5% Delfin ha scelto di votare a favore della lista PLT, dopo essersi mostrata incerta fino all’ultimo. Anche l’assenza di Edizione, la holding della famiglia Benetton (intorno all’1,4%), e l’orientamento dei grandi investitori istituzionali hanno inciso sull’esito finale.
Appartamenti al piano terra ricercatissimi: giardino privato e spese contenute
Trilocali da 27.000 euro: terrazza e box auto inclusi, offerte imperdibili
Tra i voti che hanno contribuito alla maggioranza figurano anche il 3,74% attribuito da Banco BPM e la quota di BlackRock, pari a circa il 4,9%.
Un’alleanza in frantumi
La decisione consolida una rottura ormai palese tra Delfin e Caltagirone, due attori che negli ultimi anni avevano spesso agito in concerto in altre piazze, da Mediobanca a Generali. Quel coordinamento ha cominciato a incrinarsi dopo indagini della Procura di Milano su un presunto patto non dichiarato, e si è ulteriormente logorato nelle settimane successive.
Il motivo principale del contendere è il futuro di Generali: Lovaglio sostiene una strategia di piena integrazione con la possibile esclusione dalla quotazione della controllata, mentre Caltagirone si oppone all’ipotesi che il controllo passi attraverso Siena. Sul tavolo ci sono interessi di primo piano: se MPS dovesse consolidare una quota significativa in Generali, cambierebbero gli equilibri di governance e di mercato.
Al centro della disputa ci sono anche i numeri delle partecipazioni: la presenza di Caltagirone a Trieste (circa il 6,3%), sommata alle posizioni di altri grandi azionisti come Delfin e la potenziale quota di MPS in Generali, potrebbe portare a una forza combinata rilevante nel capitale della compagnia assicurativa.
Reazione dei mercati e ruolo del governo
Il mercato ha reagito positivamente al risultato: il titolo MPS ha chiuso la seduta in rialzo, mentre anche Banco BPM ha registrato guadagni. L’interpretazione prevalente tra gli operatori è che la prospettiva di una maggiore integrazione industriale possa valorizzare gli asset in campo.
Intanto il Tesoro, che conserva una partecipazione residua in MPS (circa il 4,863%), ha scelto di non intervenire direttamente nell’assemblea, dichiarando l’intenzione di non influire sul rinnovo del CdA in vista di un’uscita definitiva dal capitale. Dietro le quinte, però, Palazzo Chigi e il Ministero dell’Economia hanno seguito con attenzione le dinamiche: l’obiettivo politico rimane la creazione di un terzo polo bancario in grado di reggere la competizione con i grandi gruppi europei e di tutelare partecipazioni strategiche come quella in Generali.
Perché la partita conta
Le conseguenze della votazione non si esauriscono a Siena. In gioco ci sono:
- la possibile ridefinizione della governance di Generali e il suo impatto sul mercato assicurativo;
- la formazione di alleanze tra grandi soci che possono determinare il controllo effettivo di gruppi chiave;
- la strategia pubblica di sostegno a una concentrazione bancaria alternativa a Intesa e Unicredit.
Delfin, con una visione prevalentemente finanziaria delle partecipazioni, potrebbe puntare a valorizzare o dismettere asset per motivi patrimoniali e successori; Caltagirone, invece, appare più interessato a preservare un equilibrio che non veda il controllo di Generali transitare per MPS. Il voto di ieri segna quindi una separazione di prospettive che avrà effetti nella prossima fase delle trattative e delle alleanze.
Il nuovo Consiglio avrà il compito immediato di chiarire la roadmap su integrazioni, rapporti con altri gruppi e dialogo con il mercato e con il Governo. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la maggioranza appena costituita saprà trasformare la vittoria assembleare in strategie concrete e sostenibili per il gruppo e per il sistema bancario italiano.
Articoli simili :
- Mps e BlackRock al centro del cda: Palermo e Lovaglio tornano allo scontro
- MPS, approvato il piano ABBA: conseguenze immediate per Siena
- OPS Monte Paschi su Mediobanca: Le novità dopo l’approvazione dell’aumento di capitale!
- OPA Monte Paschi: Indagine in Corso, a Rischio l’Operazione Mediobanca?
- Monte Paschi e Mediobanca: Si Avvicina il Rilancio dell’OPS!