Starmer sfrutta la Brexit come arma politica: Burnham rischia di uscire indebolito

Dieci anni dopo il referendum che avviò la Brexit, il tema torna a pesare sulla politica britannica nel momento più delicato per il Partito Laburista: il primo ministro sta usando il dossier europeo come strumento per contenere una sfida interna che potrebbe rimodellare la leadership del partito.

La posta in gioco è chiara e immediata: se il sindaco di Greater Manchester, Andy Burnham, dovesse riuscire a rientrare in Parlamento, muterebbe l’equilibrio interno al Labour e riaprirebbe il confronto su Europa e politiche economiche proprio mentre i mercati osservano con attenzione.

Perché la questione è tornata al centro

Burnham non è deputato e dunque, secondo le regole del Labour, non può partecipare alle primarie per la leadership. Per consentirgli di correre, un parlamentare laburista ha rassegnato le dimissioni dal seggio di Makerfield: è scattata così la campagna per la supplenza che culminerà in un voto a metà giugno.

Da Downing Street, il primo ministro Keir Starmer ha deciso di capitalizzare il tema Brexit per mettere in difficoltà il rivale. Sul tavolo ci sono anche le tensioni interne, accentuate dalle recenti dimissioni del segretario alla Salute, che ha aperto alla possibilità di un ritorno del Regno Unito nell’Unione Europea.

Impatti economici e reazioni dei mercati

Le posizioni economiche di Burnham — favorevole a un aumento del debito per sostenere la spesa sociale, a nazionalizzazioni e a imposte più alte su redditi e patrimoni elevati — hanno subito scosso gli investitori. La sterlina si è deprezzata, arrivando nelle sedute scorse intorno a 1,33 dollari, mentre i rendimenti sui Gilt britannici hanno toccato livelli che non si vedevano da decenni.

Attualmente il decennale offre oltre il 5% e il trentennale supera il 5,7%: numeri che posizionano i titoli di Stato del Regno Unito ai livelli più alti tra le principali economie del G7, con inevitabili riflessi sul costo del credito e sulle scelte di politica fiscale del governo.

Il terreno politico di Makerfield

Parlare oggi di rientro nell’UE è però un azzardo strategico: il collegio di Makerfield è tra quelli che nel 2016 votò massicciamente per il Leave (circa il 65%). Alle recenti amministrative, il partito Reform UK guidato da Nigel Farage ha raccolto risultati forti nelle otto circoscrizioni che compongono il seggio, avvicinandosi alla metà dei consensi complessivi.

In questo contesto, una proposta esplicita di riavvicinamento all’Unione rischia di alienare l’elettorato locale e di frammentare il consenso tra gli elettori schierati a favore dell’uscita dall’UE.

  • Rischio elettorale: un’operazione pro-UE può indebolire Burnham in un collegio tradizionalmente euroscettico.
  • Rischio politico interno: se Burnham non torna in Parlamento, l’ala progressista perderebbe una voce influente.
  • Rischio di mercato: l’incertezza politica incrementa volatilità sui tassi e sulla valuta.
  • Conseguenze sul Labour: primarie tra candidati centristi favorirebbero la continuità di Starmer.

La strategia del primo ministro appare dunque duplice: usare il tema Brexit per mettere in difficoltà l’avversario e, al contempo, proteggere la tenuta del governo evitando un’ulteriore spaccatura dell’elettorato laburista.

Le possibili conseguenze

Se Burnham dovesse essere battuto, il partito rischierebbe di rimanere senza un punto di riferimento autorevole per l’ala più progressista, con primarie che favorirebbero figure di centro senza un consenso consolidato.

Dall’altro lato, se Burnham vincesse la corsa al seggio, riaprirebbe immediatamente il confronto sul rapporto con Bruxelles e sulle politiche economiche, costringendo Starmer a ridefinire le priorità di governo a poche settimane dalle elezioni locali e con i mercati già tesi.

In entrambi gli scenari la Brexit rimane una ferita politica ancora aperta che, dieci anni dopo il referendum, continua a determinare alleanze, campagne elettorali e reazioni dei mercati in un momento in cui la stabilità del Regno Unito è più che mai osservata dall’estero.

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