Germania e BCE: un credito record di 130 miliardi! Scopri come.

La Germania detiene un credito di circa 130 miliardi di euro presso la Banca Centrale Europea (BCE), un dato che riflette l’influenza della Bundesbank.

Attualmente, lo spread non sembra più rappresentare un problema significativo nell’Eurozona, con i mercati dei titoli di Stato che mostrano livelli di frammentazione molto bassi, i più ridotti dal 2007. Nazioni che un tempo rasentarono il fallimento, come la Spagna nel 2012, ora registrano rendimenti sui titoli decennali solo leggermente superiori, di mezzo punto percentuale, rispetto alla Germania. Italia e Francia si pongono poco oltre, con un surplus di +75 punti base. Si tratta di cifre impensabili solo un decennio fa, soprattutto considerando che la Banca Centrale Europea (BCE) ha terminato il suo supporto cessando i programmi monetari noti come Quantitative Easing (QE) e PEPP. Ma sapevate che la Germania ha un credito di ben 130 miliardi di euro nei confronti dell’istituto centrale?

Origine del credito tedesco

Per comprendere meglio, dobbiamo fare riferimento ai programmi QE e PEPP.

Entrambi erano programmi di acquisto di bond, principalmente di Stati. Il PEPP fu introdotto all’inizio della pandemia, nel marzo 2020, e terminò dopo due anni. Il QE, invece, iniziò nel 2015 e si concluse nel 2022. Entrambi hanno anche cessato di reinvestire i rendimenti maturati dai bond in scadenza. Di conseguenza, gli asset mantenuti nel portafoglio della BCE stanno diminuendo mese dopo mese. A inizio anno con il QE ammontavano a quasi 2.310 miliardi, mentre a ottobre erano scesi a 2.083 miliardi.

L’Italia ha ancora un piccolo debito con la BCE

Secondo i dati della BCE, i BTP italiani nel portafoglio ammontavano a 322,5 miliardi con il QE e a 253,4 miliardi con il PEPP, corrispondenti rispettivamente al 15,5% e al 17,3% del totale dei due programmi. La quota teorica spettante all’Italia è del 16%, anche se con il PEPP non esiste un vincolo formale. Pertanto, si può affermare che l’Italia potrebbe ancora beneficiare di acquisti netti per 10,4 miliardi con il QE.

Invece, sembra favorita dal PEPP per ulteriori 19 miliardi. Il bilancio complessivo ci mostra un debito di 8,6 miliardi, il che significa che la BCE potrebbe teoricamente ridurre i BTP nel portafoglio di tale importo per mantenere una neutralità assoluta.

Francia e Spagna in posizione vantaggiosa

Per quanto riguarda la Francia, i suoi titoli rappresentano il 19,9% del portafoglio QE e il 18,3% del PEPP, rispetto a una quota teorica del 20%. Questo suggerisce che Parigi abbia un credito con la BCE di circa 2 miliardi e quasi 25 miliardi rispettivamente, per un totale di 27 miliardi. In una situazione di crisi sugli spread, Francoforte potrebbe intervenire anche senza ricorrere immediatamente ad altri strumenti come il TPI.

Anche la Spagna si trova in una buona posizione. I suoi Bonos costituiscono l’11,7% con il QE e l’11,6% con il PEPP, rispetto a una quota teorica dell’11,8%. Il saldo complessivo è a credito di 5 miliardi. Tuttavia, è la Germania a vantare un credito enorme con la BCE. I Bund tedeschi rappresentano solo il 23,2% del portafoglio QE e il 22,6% del PEPP, mentre dovrebbero ammontare al 26,6%. Calcolando rapidamente, i titoli di stato tedeschi risultano sottoacquistati per 71 miliardi e 58,6 miliardi rispettivamente, per un totale di quasi 130 miliardi.

La Bundesbank come principale creditore

Spesso ci si interroga sul motivo per cui alcune voci nel board di Francoforte abbiano più peso di altre. Oltre a rappresentare economie più grandi, la Bundesbank è anche il principale soggetto “creditore”.

Mentre la maggior parte delle altre banche centrali riflette mercati dei bond supportati dalla BCE, quella tedesca agisce come chi ha finanziato la serata per tutti. Il credito di 130 miliardi che la Germania vanta rimarrà nei prossimi anni un importante strumento di negoziazione per Berlino nelle discussioni europee.

Germania a credito, spread effettivo più elevato

Questi dati rivelano anche altro. Lo spread effettivo tra la Germania e il resto dell’Eurozona sarebbe in realtà più alto. Se i Bund dovessero subire pressioni, magari a causa di un aumento del debito tedesco per finanziare riarmo e investimenti, la BCE avrebbe ampio margine per moderarne i rendimenti. Il credito della Germania potrebbe non essere mai completamente richiesto o potrebbe essere solo parzialmente utilizzato da Berlino (in modo discreto) per ragioni fiscali. Tuttavia, al momento, nessuno sembra interessato a riaccendere le tensioni sui mercati che sono state placate dopo anni di dolorosi spread elevati.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

 

 

 

 

 

 

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