Asset russi congelati e eurobond: Chi coprirà i costi della guerra?

Divisioni tra gli stati europei sull’impiego degli asset russi congelati. L’Italia suggerisce gli eurobond-ponte. Il costo del conflitto ricade su di noi.

Gli asset russi “congelati” in Europa ammontano a circa 200 miliardi di euro. Tuttavia, utilizzarli per supportare finanziariamente l’Ucraina potrebbe esporre l’Unione Europea a significativi rischi legali e finanziari. Per questa ragione, alcuni paesi, tra cui l’Italia, stanno proponendo un’alternativa: eurobond temporanei. In particolare, Italia e Francia, che si sono trovate d’accordo più volte in breve tempo, esprimono prudenza nell’avanzare verso una vera e propria espropriazione delle riserve valutarie di Mosca, investite in Europa per un valore di circa 200 miliardi di euro, di cui 185 miliardi custoditi dalla società belga Euroclear. La Francia teme possibili rappresaglie da parte del Cremlino sugli asset delle sue imprese ancora attive in Russia.

La situazione è simile per l’Italia.

Il dilemma delle garanzie sugli asset russi congelati

Qualsiasi sia la decisione, sembra che la fattura del conflitto finirà per essere pagata dai contribuenti dell’Unione Europea. L’amministrazione Meloni si oppone all’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare Kiev, preoccupata per l’impatto sui conti pubblici. Gli stati dovrebbero fornire garanzie proporzionali nel caso in cui il Belgio debba compensare la Russia a seguito di una decisione giuridica internazionale. La Russia ha già minacciato di portare Euroclear in tribunale.

Il costo potenziale per l’Italia è stimato attorno ai venti miliardi di euro, un onere che peserebbe su un debito pubblico già molto elevato. C’è anche il problema, condiviso con il presidente francese Emmanuel Macron, del rischio politico che un’azione del genere potrebbe causare all’euro. I capitali di paesi terzi potrebbero abbandonare il nostro continente per paura di subire sanzioni simili a quelle imposte ai russi. Proprio ora che l’Italia è tornata a essere attraente per gli investitori internazionali, sarebbe un vero peccato e un danno a lungo termine.

Eurobond come soluzione proposta dall’Italia

L’emissione di eurobond rappresenterebbe un debito comune, sebbene limitato nell’entità. La Germania si oppone, temendo che possa diventare un cavallo di Troia per la mutualizzazione delle spese militari nell’UE. Il cancelliere Friedrich Merz esprime preoccupazione per le possibili reazioni negative dei cittadini tedeschi, i quali mostrano già un certo favore nei sondaggi verso gli euroscettici di AfD. A Berlino non conviene che i suoi partner europei possano finanziare il riarmo attraverso il debito comune. Ritiene più vantaggioso avere uno dei pochi margini fiscali per farlo.

Il fattore Trump

Tra garanzie sugli asset russi congelati o eurobond, il costo della guerra in Ucraina sembra destinato a ricadere, in un modo o nell’altro, sulle spalle di tutti noi contribuenti europei. Gli Stati Uniti sono contrari alla prima opzione, credendo che le riserve di Mosca possano servire come strumento di negoziazione. Il Belgio è ancora contrario e per ora non si vede una soluzione per sbloccare la situazione. Qualsiasi decisione verrà presa, rimane il problema di come trovare risorse senza compromettere la credibilità finanziaria dell’UE. Sarà necessario infrangere almeno un tabù.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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