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Comprendere la storia mentre si è coinvolti in essa è spesso un compito arduo, se non impossibile, a causa dell’emozione o dell’interesse personale. L’Italia ha trascorso un lungo periodo come membro poco gradito e spesso imbarazzante all’interno dell’Unione Europea, nonostante fosse uno dei sei paesi fondatori con la CEE nel 1956. La cronica instabilità politica, un debito pubblico crescente, una classe politica spesso inefficace e il declino della Prima Repubblica ci hanno confinato a un ruolo marginale nel contesto europeo.
Il ruolo marginale dell’Italia nell’Unione Europea
Da decenni, il fulcro dell’Unione Europea è stato l’asse franco-tedesco.
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Il Trattato di Maastricht e il Patto di stabilità, così come le normative economiche e commerciali, sono stati concepiti e scritti principalmente da Berlino e Parigi. Le sporadiche proteste di Roma per chiedere maggior flessibilità nei conti pubblici o regole meno severe per la nostra economia sono state spesso ignorate o accolte con fastidio.
Sebbene l’Italia abbia avuto alcuni successi in questi anni, come la presidenza della Commissione europea affidata a Romano Prodi dal 1999 al 2004 e la guida di Mario Draghi alla Banca Centrale Europea (BCE) dal 2011 al 2019, il sentimento prevalente è stato quello di un dominio invariato dei soliti noti. Al contrario, i governi a Roma si sono succeduti con rapidità, mentre altrove prevaleva la stabilità.
Il caos in Francia e Germania, la stabilità in Italia
Quasi come per un capriccio del destino, il panorama politico si è capovolto. L’Italia si presenta ora come il membro più stabile dell’Unione Europea sia politicamente che economicamente. Germania e Francia, invece, sono piombate nel caos. L’ordinamento pre-Covid è stato sconvolto dalla guerra tra Russia e Ucraina e dalle tensioni tra la Cina di Xi Jinping e gli USA di Donald Trump.
Il presidente Emmanuel Macron ha visto un calo del proprio consenso e il cancelliere Friedrich Merz è estremamente impopolare, anche più del suo predecessore Olaf Scholz. L’asse franco-tedesco, nei fatti, è venuto meno. Nonostante persista un’amicizia speciale tra Germania e Francia, questa ha poco peso. L’Unione Europea ora ascolta più attentamente l’Italia, guidata da Giorgia Meloni, il cui governo appare il più stabile e con un consenso in crescita, anche dopo tre anni dalla sua nascita. Questa anomalia rafforza la posizione negoziale dell’Italia a Bruxelles.
La stabilizzazione del debito pubblico
Nei vuoti di potere, c’è sempre chi li riempie. È una regola ferrea. Quali sono le richieste che l’Italia ora può avanzare e che fino ad ora non sono state accolte? Ci sono due questioni principali da risolvere. E questo sembra il momento più propizio per farlo.
Negli anni, la nostra economia ha sofferto per la crisi di fiducia verso il debito pubblico. Draghi ha applicato una soluzione temporanea, portando i tassi di interesse a zero e acquistando obbligazioni in grande quantità. I mercati hanno percepito questo come un intervento temporaneo. I paesi del Nord e dell’Est Europa, preoccupati per un possibile attacco dalla Russia, hanno smesso di opporsi all’emissione di debito comune, accettando gli Eurobond pur di ottenere garanzie sulla loro sicurezza territoriale. L’Italia, invece, non ha spinto per questa soluzione, poiché il nostro vero problema è differente: dobbiamo rassicurare definitivamente i mercati. Come? La BCE dovrebbe essere in grado di intervenire per placare qualsiasi tempesta finanziaria immediatamente e senza limitazioni.
Possibile rivoluzione della BCE riguardo al debito
Lo scudo anti-spread (TPI), lanciato nell’estate del 2022, ha tenuto durante l’aumento dei tassi, ma attualmente non sarebbe efficace in una crisi fiscale in Francia. Troppo limitato e condizionato per garantire agli investitori. Ora che anche i nostri vicini si trovano nella stessa situazione e che la nostra affidabilità politica e finanziaria è migliorata, possiamo esigere un cambiamento di rotta a Francoforte. Le resistenze tedesche dovrebbero cedere di fronte alla prospettiva di un crollo della seconda economia dell’Unione Europea.
Questo non è l’unico problema che l’Italia può finalmente affrontare a Bruxelles. La destabilizzazione geopolitica causata dalla Francia di Nicolas Sarkozy in Nord Africa ha portato all’arrivo di centinaia di migliaia di migranti clandestini. L’insicurezza cresce nelle città di tutta Europa. In passato, la solidarietà verso Roma nella lotta all’immigrazione clandestina era assente, e spesso l’Italia veniva accusata ipocritamente di razzismo. Ora che la NATO sta intensificando le spese per il riarmo, il nostro Paese può reclamare la leadership del “fronte sud”, che includerebbe anche il controllo delle partenze dalla Libia e dalla Tunisia.
Un’Unione Europea meno influenzata dall’asse franco-tedesco
Il declino geopolitico dell’Italia è accelerato nel 2011, quando abbiamo perso il controllo della Libia di Gheddafi. Analogamente, il declino della Francia sta avanzando con la perdita del controllo dell’Africa sub-sahariana, la cosiddetta Françafrique, progressivamente conquistata da Russia e Cina. Il rilancio dell’Italia nell’Unione Europea passerà quindi dalla stabilizzazione del nostro debito pubblico e dalla sicurezza dei nostri confini. In seguito, sarà fondamentale riesaminare tutte quelle regolamentazioni che hanno danneggiato la nostra industria, incluse le politiche del Green Deal e le normative bancarie. In questo, avremmo il sostegno di Parigi e Berlino, pentite di aver promosso politiche ambientaliste eccessive e di aver ceduto a fanatismi tecnocratici.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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