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Il settore lavorativo italiano mostra segni di miglioramento continuo. Secondo l’ISTAT, il numero di lavoratori occupati è cresciuto di 226.000 persone nell’arco di un anno, raggiungendo i 24 milioni 169 mila al termine del secondo trimestre del 2025, corrispondente al 62,6% della popolazione. Tuttavia, la notizia più eclatante è un’altra: per la prima volta dal 2004, il tasso di occupazione nel Sud ha superato il 50%, precisamente il 50,2%, tra i cittadini di età compresa tra i 15 e i 64 anni.
La disparità di genere
Analizzando i dati più da vicino, si osserva che l’occupazione nel Sud è pari al 62,7% per gli uomini e al 37,8% per le donne. La differenza rispetto al Nord è di 14 punti percentuali per gli uomini e di 25,1 punti per le donne. Su base annua, vi è stato un incremento dell’1% per gli uomini e dello 0,6% per le donne.
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Di conseguenza, il principale problema di bassa occupazione nel Meridione è essenzialmente una questione di genere, ma non è l’unico aspetto da considerare.
Nel Mezzogiorno, il numero di occupati è aumentato di 96 mila unità, arrivando a 6 milioni 549 mila. Se tale numero si avvicinasse a quello del Nord, ci sarebbe un incremento di oltre 2,5 milioni di posti di lavoro. Inoltre, il tasso di disoccupazione nel Sud si attesta al 12,1% nel secondo trimestre, contro una media nazionale del 6,6%. Tra gli uomini scende all’11,1% e tra le donne sale al 13,9%. Annualmente, il tasso generale di disoccupazione è diminuito dello 0,3%, grazie principalmente al calo tra le donne (-0,8%), mentre è rimasto invariato tra gli uomini.
Inoltre, il tasso di inattività era del 42,6% rispetto a una media nazionale del 32,8%. Tra gli uomini è del 29,2% e tra le donne del 56%, con una diminuzione rispettiva dell’1,5% e dello 0,3% su base annua.
Importanza del livello di istruzione
Abbiamo evidenziato che la bassa occupazione nel Sud è principalmente un problema femminile, ma ci sono ulteriori considerazioni. Il tasso di occupazione a livello nazionale è del 45,4% tra coloro che possiedono solo la licenza media, sale al 67,9% tra i diplomati e raggiunge l’83,3% tra i laureati. L’Italia ha un numero relativamente basso di laureati a livello europeo, e il Sud si colloca all’ultimo posto nel contesto nazionale. Pertanto, la carenza di posti di lavoro in queste regioni è anche dovuta alla scarsa qualificazione dei lavoratori.
Questa situazione complessa allontana gli investimenti ad alta intensità tecnologica, che sono più propensi a creare posti di lavoro ben retribuiti, influenzando negativamente i tassi di crescita economica e contribuendo a una spirale negativa per l’occupazione. Inoltre, i lavoratori poco qualificati tendono a essere meno produttivi, contribuendo ulteriormente alla bassa crescita e a salari stagnanti.
I dati sull’occupazione nel Sud rimangono poco incoraggianti, con solo una persona in età lavorativa su due che lavora, anche se molti lo fanno in nero, un problema che nessun governo ha ancora risolto, anche perché funge da ammortizzatore sociale. Tuttavia, non tutto è negativo. Il mercato del lavoro mostra segni di miglioramento anche nelle regioni meridionali, forse anche per motivi culturali. Sempre meno donne vogliono rimanere a casa e sempre più giovani decidono di conseguire una laurea.
Occupazione nel Sud: segnali positivi
Oltre alla politicizzazione dei dati, l’aspetto veramente positivo è la tendenza crescente a ridurre l’assistenzialismo. Il precedente reddito di cittadinanza è stato abolito e ciò non ha aggravato le tensioni sociali come si temeva. Al contrario, l’occupazione è aumentata da Nord a Sud, indicativo di un cambio di mentalità. Da solo, questo non è sufficiente per invertire rapidamente e stabilmente la tendenza. È necessario stimolare la crescita economica, che dopo la pandemia è quasi ferma. Questo è diventato un problema europeo, ma ciò non significa che non debba essere risolto per creare ulteriori posti di lavoro di qualità.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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