Il debito privato italiano: sorprendentemente basso tra i paesi avanzati
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Buonasera, recentemente ho visionato su Facebook un grafico e relativo articolo che evidenziavano come il debito privato in Italia sia inferiore alla media. Tuttavia, alcune cose non tornano. Considerando gli stipendi percepiti dai dipendenti, sembra difficile mettere da parte dei risparmi, soprattutto se si ha il carico di altre persone. Spesso si fatica ad arrivare a fine mese e conosco individui costretti a richiedere aiuti economici frequenti ai parenti. Considerando il livello di consumismo in Italia, osservabile dall’alto numero di automobili e hotel sempre pieni, risparmiare appare quasi un’impresa. Questo dilemma mi perseguita da anni senza trovare risposte.
Gentile lettore,
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Abbiamo talmente interiorizzato l’idea di essere un paese sommerso dai debiti che apprendere di essere, al contrario, tra i più virtuosi sommando debito pubblico e privato, può sembrare incredibile. La Germania ci supera di poco, con un debito pubblico inferiore al 65% del PIL e uno privato al 142%. L’Italia registra un debito pubblico al 135% e uno privato al 100%. La Francia e l’Olanda stanno molto peggio con, rispettivamente, quasi il 115% e il 205%, e meno del 44% ma un debito privato che raggiunge il 194%.
Riflettendo su questi dati, emerge chiaramente che se lo Stato gestisse i fondi dei contribuenti come le famiglie amministrano i propri bilanci, la situazione sarebbe ottimale.
Il nostro basso debito privato non dovrebbe stupirci per diversi motivi. Nonostante le critiche, siamo tra i paesi più benestanti al mondo. La nostra ricchezza netta supera 8 volte il reddito disponibile, contro una media europea di 7,5. Inoltre, più dell’80% degli italiani possiede la propria abitazione, a differenza della Germania dove solo la metà delle famiglie è proprietaria.
Come si spiega questo in relazione al basso debito privato? La risposta risiede parzialmente negli stessi stipendi bassi da lei menzionati. Chi guadagna poco non può nemmeno pensare di chiedere un prestito, verrebbe respinto dalla banca come nei film western.
La situazione è simile per le imprese, che spesso sono troppo piccole per ottenere prestiti o per pensare di espandersi. Il cosiddetto nanismo industriale italiano è una delle cause principali della nostra scarsa crescita economica. Investiamo poco e siamo meno produttivi, il che si riflette in stipendi inferiori rispetto ai nostri vicini europei.
Le stesse banche italiane confermano che oggi prestano meno dell’80% dei fondi raccolti da depositi e obbligazioni. Fino al 2019, questo rapporto era superiore al 100% e, una decina di anni fa, era ben oltre il 120%. Questo dimostra che, in molti casi, il basso debito privato è dovuto anche alla difficoltà di accedere ai prestiti.
In certi casi, il debito privato è contenuto anche a causa dell’alto debito pubblico. Lo Stato ha speso eccessivamente per decenni per supportare famiglie e imprese, molti hanno quindi potuto godere di un impiego pubblico e andare in pensione presto, talvolta continuando a lavorare in nero. Questa ricchezza ha beneficiato le famiglie, permettendo loro di acquistare case e lasciare eredità alle generazioni future, riducendo così la necessità di ricorrere al credito.
Certo, se questa tendenza dovesse continuare, il debito privato potrebbe cominciare a crescere anche in Italia. Un mix di consumi elevati e stipendi bassi non è sostenibile a lungo. Tuttavia, non dimentichiamo che nei prossimi 10-20 anni i cosiddetti boomer trasferiranno un’enorme ricchezza ai propri discendenti, limitando ulteriormente la necessità di nuovi prestiti. Il vero rischio potrebbe essere quello di consumare le ricchezze accumulate anziché investirle per migliorare le condizioni di vita.
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