Questa settimana il governo ha annunciato una riduzione temporanea delle accise dopo l’impennata dei prezzi alla pompa legata al conflitto in Iran: una misura urgente, ma che non risponde al dubbio di fondo di molti automobilisti — il carburante era davvero così economico 40 anni fa? Confrontiamo i dati di oggi con quelli del 1986 per capire cosa è cambiato davvero.
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Prezzi alla pompa: cosa mostrano i numeri
Nel 1986 un litro di benzina costava poco più di 1.200 lire, ovvero attorno ai 0,66 euro; il diesel era intorno ai 0,32 euro al litro. Nel 2026 le medie recenti portano la benzina sui circa 1,87 euro al litro e il gasolio intorno a 2,10 euro.
Detto in termini semplici: il prezzo nominale della benzina è cresciuto di circa il 180% in quattro decenni, mentre il diesel è aumentato molto di più, superando nettamente la crescita media dei prezzi al consumo.
- 1986 — benzina ≈ 0,66 €/l; diesel ≈ 0,32 €/l
- 2026 — benzina ≈ 1,87 €/l; diesel ≈ 2,10 €/l
- Inflazione cumulata dal 1986: i prezzi al consumo sono quasi triplicati (fattore ~2,85)
Il ruolo di accise e IVA
Una parte consistente del prezzo alla pompa è fiscale. Nel 1986 le accise erano fissate a importi per litro (circa 449 lire sulla benzina e 188 lire sul gasolio); oggi l’accisa è uniformata e vale circa 0,6279 euro al litro. L’IVA è passata dal 18% al 22%.
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In pratica, il peso complessivo del fisco sul prezzo finale era un po’ più elevato percentualmente nel 1986 per la benzina (attorno al 41%) e per il diesel (circa il 35%), mentre oggi la loro incidenza percentuale è scesa a favore di una componente industriale più alta nel prezzo finale (intorno al 33,5% per la benzina e 30% per il diesel).
Se si confrontano i prezzi al netto delle imposte, la benzina è salita più rapidamente della media dell’inflazione (aumento netto di circa il 220%), mentre il diesel è cresciuto meno in termini reali ma ha visto un’impennata accentuata dalle accise e dall’evoluzione della domanda.
Quanta benzina comprava uno stipendio?
Per capire l’impatto reale sulle famiglie è utile guardare la capacità di acquisto. Nel 1986 un salario medio netto mensile era nell’ordine di 800.000 lire (appena sopra i 400 euro attuali); oggi la retribuzione netta media si aggira sui 1.750 euro.
Con quei numeri, nel 1986 una mensilità permetteva di acquistare oltre 600 litri di benzina o più di 1.200 litri di diesel. Nel 2026, con i prezzi correnti, lo stesso stipendio consente di comprare circa 900–1.000 litri di benzina e tra 800 e 1.035 litri di diesel a seconda del periodo considerato (prima dei recenti aumenti legati al conflitto).
Quali conclusioni trarre
Il quadro è ibrido e dipende da quale ordine di grandezza si osserva. In termini nominali il costo alla pompa è molto più alto oggi; in termini reali e rispetto al reddito disponibile la benzina è tornata a pesare in modo simile a 40 anni fa, mentre il diesel è diventato più oneroso soprattutto per effetto delle imposte e della sua diffusione nel parco circolante.
Altri fattori contano: le auto moderne consumano meno — per una piccola cilindrata la riduzione del consumo può superare il 40% rispetto agli anni Ottanta — e questo mitiga in parte l’aumento del prezzo. Inoltre la diffusione dei veicoli diesel è cresciuta dall’ordine del 5–6% del parco nel 1986 a oltre un terzo oggi, modificando la domanda e la pressione fiscale sul comparto.
- Impatto fiscale: le accise sono una componente fissa che grava di più quando il prezzo del carburante è basso; quando il prezzo sale la loro incidenza percentuale diminuisce, ma l’importo rimane significativo.
- Efficienza dei veicoli: meno consumo per km significa che l’aumento nominale del prezzo non si traduce automaticamente in una spesa doppia per gli automobilisti.
- Distribuzione del parco auto: l’aumento dei veicoli diesel amplifica l’effetto delle imposte specifiche su quel segmento.
In sintesi: l’idea nostalgica del “pieno conveniente” negli anni Ottanta è solo parzialmente corretta. Rispetto al reddito e alla tecnologia dei veicoli, la situazione odierna è complessa: prezzi più alti ma anche maggiore efficienza, pressione fiscale diversa e dinamiche di mercato mutate.
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