Inflazione e crollo della moneta: la visita di Xi consolida il potere di Kim

La visita di Xi Jinping a Pyongyang l’8 e 9 giugno per celebrare il 65° anniversario del trattato sino-nordcoreano ha segnato un cambio di passo nella politica regionale: Pechino mostra ora maggiore accomodamento sul tema nucleare di Pyongyang, una mossa che può rimodellare gli equilibri tra Cina, Corea del Nord e Stati Uniti. Questo incontro non è solo simbolico — apre scenari concreti su scambi commerciali, alleanze militari e sulla capacità di Pyongyang di resistere alle pressioni internazionali.

Cosa è emerso dal vertice

Xi e Kim hanno siglato un accordo per intensificare la cooperazione commerciale e politica, con impegni che spaziano dal rafforzamento dei legami economici a una maggiore collaborazione in ambito militare. Di fatto, Pechino ha smesso di porre la condizione della denuclearizzazione come prerequisito esplicito per il dialogo: un cambiamento che ha rilevanti implicazioni diplomatiche.

La scelta di Xi di recarsi a Pyongyang, la prima visita internazionale del leader cinese quest’anno, conferma che la relazione con il governo di Kim è tornata al centro delle priorità strategiche di Pechino.

Perché conta oggi

Il tempismo non è casuale. Con gli Stati Uniti impegnati su più fronti internazionali e la Russia sotto pressione sul fronte ucraino, la Cina vede un’opportunità per aumentare la propria influenza nel Nordest asiatico senza confliggere direttamente con Washington. Per Pyongyang, il nuovo sostegno cinese riduce la dipendenza da concessioni negoziali e rafforza la posizione negoziale verso eventuali offerte di allentamento delle sanzioni.

Economia nordcoreana sotto pressione ma in ripresa

La Cina resta il partner commerciale predominante di Pyongyang. Lo scambio complessivo è salito nel 2025 vicino ai 2,7 miliardi di dollari, con importazioni da Pechino che pesano molto sul mercato interno nordcoreano. L’economia è però contraddittoria: da un lato alcuni indicatori suggeriscono una ripresa — il Pil è stimato in crescita nel 2024 — dall’altro permangono segnali di fragilità strutturale.

La moneta nazionale, il k-won, ha subito una forte svalutazione negli ultimi anni, con cadute significative che si riflettono sui prezzi al consumo. Il costo del riso, per esempio, è esploso, segnalando una pressione sui bilanci delle famiglie più vulnerabili.

Questa dinamica è il risultato di più fattori: riaperture post-Covid che hanno rilanciato le importazioni, limitate capacità produttive interne e il ruolo crescente di Mosca e Pechino nel compensare l’isolamento internazionale della Corea del Nord.

Il nucleare come leva insostituibile per Pyongyang

Per Kim Jong Un il programma nucleare non è solo uno strumento militare, ma una componente centrale della sovranità e della strategia di deterrenza. Negoziare dalla posizione di forza gli consente di chiedere concessioni economiche e politiche senza rinunciare al proprio arsenale. La Cina, dal canto suo, può ottenere crediti diplomatici con gli Stati Uniti offrendo di mediarne la postura — senza però imporre la resa totale di Pyongyang sul nucleare.

Cosa può succedere adesso

Le conseguenze più immediate sono tre: una minore pressione internazionale sulla denuclearizzazione, una ridotta leva di Washington su Pyongyang, e una crescente integrazione economica fra Corea del Nord e i suoi vicini. Questo non significa uno sprint verso la normalizzazione completa: le sanzioni e il controllo internazionale restano fattori rilevanti, ma la capacità di Kim di resistere alle richieste esterne aumenta.

A medio termine, il cambiamento della posizione cinese potrebbe incentivare altre potenze regionali a ricalibrare le proprie strategie, compresi alleati tradizionali come Corea del Sud e Giappone.

In definitiva, il vertice di Pyongyang apre una nuova fase di incertezza strategica: la regione potrebbe assistere a una graduale ridefinizione degli equilibri, con effetti concreti su sicurezza, diplomazia e commerci. Per chi segue la geopolitica, il messaggio è chiaro: la partita tocca ora più direttamente l’asse Pechino–Pyongyang e mette in discussione l’efficacia di approcci che fino a ieri sembravano assodati.

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