Gas in Europa: allarme forniture non svanisce dopo la riapertura di Hormuz

La riapertura dello Stretto di Hormuz non cancellerà nel breve periodo i rischi che gravano sul mercato europeo del gas: i prezzi restano elevati e le scorte sotto la media stagionale, con il possibile effetto di un’estate più cara per famiglie e imprese. I dati più recenti mostrano come le tensioni geopolitiche e le scelte dei trader continuino a spingere il mercato lontano da una rapida normalizzazione.

Dati chiave e trend recenti

Venerdì scorso i contratti sul mercato olandese si sono assestati intorno ai 47 euro per MWh: un leggero calo rispetto alla settimana precedente ma comunque ben al di sopra dei livelli di fine maggio 2025. Nel frattempo gli stoccaggi europei restano indietro rispetto all’anno passato, elemento che alimenta incertezza sui mesi a venire.

  • Prezzo TTF: circa 47 €/MWh (chiusura settimanale più recente).
  • Stoccaggi UE: intorno al 38% della capacità al 24 maggio, contro il ~53% dello stesso periodo dell’anno precedente.
  • Germania: riempimento vicino al 30%, in calo rispetto all’anno scorso.
  • Italia: livelli di riempimento oltre il 50%, leggermente superiori all’anno precedente.
  • GNL: il contributo dal Golfo rappresenta il 7–8% dell’LNG importato dall’Europa (circa 10 miliardi di m³/anno); in Italia quella quota pesa molto di più, arrivando al 50% delle importazioni di GNL e coprendo circa il 24% del fabbisogno totale.

Perché i prezzi possono restare alti anche con la riapertura di Hormuz

La Commissione europea continua a puntare a riempire i depositi fino all’80-90% entro l’estate: un obiettivo rassicurante sul piano strategico ma che, paradossalmente, tende ad aumentare la pressione sui prezzi nel breve termine. Le compagnie e i gestori di rete, decise a garantire scorte abbondanti per affrontare l’inverno, acquistano gas anche a prezzi elevati, sapendo che la domanda stagionale spingerà i valori in entrambe le direzioni.

Sul piano finanziario questo si traduce in una curva dei contratti anomala: al momento i prezzi per la consegna estiva superano quelli per l’inverno. Ne deriva un incentivo forte ad acquistare ora e rivendere più avanti, comportamento che sostiene i corsi e mantiene il mercato teso.

Una catena di effetti globali

La sospensione delle esportazioni da alcuni fornitori del Golfo ha innescato una competizione diretta tra Europa e Asia per l’LNG disponibile. Le destinazioni si contendono carichi sempre più costosi, con impatti che si riverberano lungo le rotte commerciali e sugli approvvigionamenti alternativi.

Nel corso degli ultimi anni l’Europa ha modificato profondamente la propria strategia: le importazioni di GNL dagli Stati Uniti, ad esempio, sono passate da una quota marginale pre-conflitto in Ucraina a un ruolo centrale (dall’ordine del 4% a oltre il 25-27%). Parallelamente, la componente GNL nelle importazioni totali dell’UE è salita da circa il 20% al 45% attuale.

Questo spostamento ha ridotto la dipendenza dalle forniture via gasdotto ma ha aumentato l’esposizione a rischi diversi: volatilità dei mercati marittimi, competizione internazionale e vulnerabilità alle interruzioni delle rotte di export.

Implicazioni pratiche per consumatori e imprese

Le conseguenze sono concrete. Per le famiglie potrebbero significare bollette più salate nei mesi caldi se i prezzi all’ingrosso non scendono; per le imprese energivore il rischio è un aumento dei costi di produzione che può incidere su prezzi e competitività. Anche il settore industriale leggero e le filiere più dipendenti dall’energia devono prepararsi a possibili aumenti dei prezzi spot.

  • Maggiore volatilità dei costi energetici nelle prossime settimane.
  • Potenziale accumulo di acquisti spot da parte di operatori che preferiscono riempire i depositi.
  • Esposizione geopolitica più evidente per Paesi con alta dipendenza dalle importazioni via GNL.

In sintesi, la riapertura di Hormuz è un passo importante sul piano geopolitico ma non rappresenta una soluzione immediata alla tensione che mantiene il mercato europeo del gas sotto pressione. Monitorare l’evoluzione dei flussi, i livelli di stoccaggio e le curve dei contratti rimane fondamentale per capire come si tradurranno questi elementi in costi reali per i cittadini e le imprese.

Articoli simili :

Vota questo articolo

Lascia un commento